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Lavoro

REDDITO MINIMO/ Cofferati: Letta rischia di ripetere l'errore di Prodi

Per SERGIO COFFERATI, sarebbe stato preferibile usare il prelievo sulle pensioni d’oro per sbloccare l’indicizzazione di quelle basse, e tutelare la povertà tassando i lavoratori ricchi

Sergio Cofferati (Infophoto)Sergio Cofferati (Infophoto)

Si sa ancora poco del reddito di cittadinanza minimo garantito approvato dal Senato, ma, di sicuro, non c’è da farsi illusioni. Il provvedimento, contenuto nel maxiemendamento presentato dal governo nell’ambito della legge di stabilità, prevede l’erogazione del sussidio, in via sperimentale, nelle grandi città. La dotazione complessiva ammonta a 120 milioni di euro in tre anni, 40 milioni all’anno. Poco e niente, quindi. Per arrivare a questa cifra, si è deciso di intervenire sulle pensioni eccedenti i 90mila euro annui, applicando un’aliquota progressiva aggiuntiva compresa tra il 6% e il 18%. Non sarebbe stato meglio usare quel prelievo per dare respiro ai pensionati con gli assegni più bassi? Lo abbiamo chiesto a Sergio Cofferati, ex segretario generale della Cgil ed europarlamentare del Pd.


Cosa ne pensa della misura introdotta dal Senato?

Lo strumento, di per sè, è indubbiamente utile. Peraltro, l’Italia è uno dei pochissimi paesi europei, assieme  a Grecia e Ungheria, a non averlo. Abbiamo bisogno di una politica di contrasto alla povertà e un provvedimento di questa natura è coerente con l'obiettivio. Tuttavia, dispone chiaramente di una dotazione poco più che simbolica, e questo è un bel problema. Già il governo Prodi aveva introdotto una sperimentazione del genere, ma non aveva retto neanch'essa perché, se le risorse disponibili sono scarse, uno strumento impegnativo come questo è difficile da gestire. Andrebbe adeguatamente rafforzato.

Come?

Credo che ci fossero i margini per ampliarlo recuperando risorse altrove. Preferibilmente, introducendo un’aliquota aggiuntiva sui redditi alti. 

Quanto alti?

Orientativamente, superiori ai 150mila euro annui. Va anche detto che si sarebbe dovuto preservare un principio di solidarietà intra-categoriale, ovvero da parte dei lavoratori benestanti nei confronti di quelli più poveri o dei poveri in assoluto, e da parte dei pensionati “ricchi” nei confronti dei pensionati poveri.

Quindi, l’intervento sulle pensioni d’oro avrebbe dovuto sortire altri effetti?