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PENSIONI/ Sbloccate le rivalutazioni, ma fino al 41% andrà in tasse

Si sperava che la legge di stabilità potesse dar modo al legislatore di metter mano alle riforma delle pensioni, emendandola di alcuni tra i punti più controversi.

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Si sperava che la legge di stabilità potesse dar modo al legislatore di metter mano alle riforma delle pensioni, emendandola di alcuni tra i punti più controversi. In particolare, si pensava che si sarebbe potuto recepire un’ipotesi che, ormai da mesi, circola in Parlamento, e che è stata oggetto di numerose proposte trasversali, ovvero di introdurre un meccanismo di flessibilità che rendesse meno traumatico l’innalzamento repentino dell’età pensionabile. La Fornero, infatti, ha fissato a 66 anni l’età minima per poter accedere al trattamento previdenziale, senza tener conto che alcune categorie non possono permanere al lavoro così a lungo; l’idea di fondo era quella di consentire di scegliere quando andare in pensione, entro un range compreso tra i 62 e i 70 anni. Andare prima avrebbe dovuto comportare una penalizzazione, posticipare l'uscita rispetto all’età fissata dei benefici. Non se ne è fatto nulla, per esigenze di cassa; eppure, il provvedimento avrebbe consentito, tra l'altro, di salvaguardare numerosissimi esodati senza dover introdurre nuove deroghe. Si tratta di coloro che, sempre per gli effetti della riforma, si trovano o rischiano di trovarsi senza reddito da pensione e da lavoro anche per 5 o 6 anni. Quel che è stato fatto, invece, è una rivalutazione di tutte le pensioni, ovvero dello sblocco delle indicizzazioni dell’importo all’inflazione, attualmente bloccato per le pensioni superiori a 6 volte il minimo; è previsto, in particolare, un meccanismo progressivo che fa in modo che chi riceve di meno abbia qualche soldo in più. Tuttavia, come rivela Gianni Trovati su Il Sole 24 Ore, fino al 41 per cento dei nuovi aumenti finirà all’Erario. Gli aumenti, infatti, producono l’effetto di aumentare la base imponibile Irpef, riducendo contestualmente gli importo delle detrazioni. Per fare un esempio chiarificatore, chi oggi percepisce 10mila euro all’anno di pensione, e ha diritto ad una rivalutazione lorda da 90 euro, vedrà 20,7 euro sfumare nell’Irpef, e altri 5,6 spariranno perché si alleggerirà la detrazione applicata alle imposte da redditi da assegno previdenziale. Di conseguenze, l’aumento della pensione sarà solamente di 63,7 euro, pari al 70,7 per cento di quanto promesso sulla carta.

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