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Lavoro

IL CASO/ Stage, le regole che mettono fine agli "sfruttamenti"

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Rimandando al testo della delibera per un’analisi più dettagliata è utile riportare comunque alcune ulteriori novità. La prima riguarda i limiti del numero dei tirocinanti che i soggetti ospitanti possono includere nell’organico: un solo tirocinante nelle strutture composta al massimo da 5 dipendenti, due in quelle con numero di dipendenti da 6 a 20 e il 10% del totale in quelle con più di 20 lavoratori. Questo aspetto è importante per evitare l’utilizzo indiscriminato della forma del tirocinio che ha come unico scopo quello d’avere a disposizione mano d’opera a basso costo, con la conseguenza negativa di non svolgere una funzione formativa perché le risorse disponibili non hanno le forze di formare un numero elevato di tirocinanti.

Ulteriore limite all’uso sbagliato del tirocinio, che ha contribuito all’idea diffusa che questo corrisponda a una forma legale di sfruttamento, è l’aver recepito dalle Linee Guida del 24 gennaio l’obbligo dell’indennità di partecipazione che in Lombardia non potrà essere inferiore a 400 euro mensili (300 euro nel caso il tirocinio si svolgesse nella Pubblica amministrazione). In questo modo una struttura ospitante è più cosciente che l’attivazione di un tirocinio è un investimento non solo per lo stagista ma per lei stessa.

In un quadro nazionale di grande disparità e differenze tra le varie regolamentazioni regionali per i tirocini- ben descritto su questo giornale da Emmanuele Massagli e Umberto Buratti - è quindi utile guardare alla normativa lombarda perché, attraverso le nuove indicazioni che abbiamo illustrato velocemente, tenta di arginare il binomio tirocinio/sfruttamento riportando lo stage alla sua vera natura, ossia quella di una modalità formativa che aiuti il giovane a entrare nel mondo del lavoro o, meglio ancora, gli dia la possibilità di incontrarlo già negli anni del suo percorso scolastico. Perché in un momento come questo l’integrazione tra lavoro e istruzione è quanto mai urgente.

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