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SPILLO/ Il coraggio che manca all’Italia (e ai giovani)

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Il coraggio - scrive Oscar Farinetti nel suo ultimo libro che racconta l'incontro con 12 grandi del vino italiano - non è soltanto il superamento delle paure, determinazione nell'agire, forza d'animo. Il coraggio, per come lo vedo io, se non è accompagnato da capacità di analisi, studio attento dello scenario e tenacia, tanta tenacia, non è coraggio... non c'è coraggio senza rispetto... senza senso di responsabilità... senza orgoglio. Non c'è coraggio senza ottimismo: il quale, attenzione, non vuol dire pensare che tutto vada sempre bene, ma che tutto si può risolvere”.

In quest'ottica un ruolo determinante lo giocano i giovani. Sentire il presidente della Lamborghini dichiarare qualche mese fa alla giornata dell'Economia a Bologna che “i ragazzi mandano i curricula da tutta Italia poi, però, quando si tratta di trasferirsi a lavorare da noi (a Sant'Agata Bolognese, ndr) non ne vogliono sapere” appare assurdo in un momento in cui il lavoro è diventato il tema centrale del Paese. Certo potremmo parlare del livello delle retribuzioni per i neoassunti e dei costi, spesso elevatissimi, che vanno sostenuti per vitto e alloggio. Ma quello che importa, soprattutto, è avere il coraggio di accettare la sfida, di darsi da fare e di provare a cambiare le cose.

Mi capita, talvolta, di fare delle conferenze durante dei master. La domanda finale dei ragazzi è sempre la stessa. A chi devo mandare il mio curriculum per entrare in una grande azienda come quella dove lavora lei? Di solito ribalto il concetto: “Cominciate a capire dove volete andare e provateci con tutti voi stessi. Non è detto che il percorso sia rettilineo. Di solito non lo è mai. Ma se ci provate, se ci mettete tutti voi stessi, farete strada”.

È facile imparare a diventare coraggiosi - ricorda ancora Oscar Farinetti - e il metodo migliore è guardare storie di coraggio di persone normali che attraverso il coraggio sono diventate speciali... Perché il coraggio è contagioso”. Una mia amica qualche tempo fa lavorava per una grande azienda e adorava il suo lavoro. Poi sono emersi dei problemi personali di incompatibilità forte con l'ambiente. Il viaggio per recarsi in ufficio era diventato un calvario e dopo un percorso tormentato ha deciso di licenziarsi. Sapeva che era la cosa giusta, ma era rammaricata perché quello che faceva era quello che aveva sempre sognato di fare.

Quando ne parlavamo, le dicevo che avrebbe ritrovato la sua strada e che, probabilmente, un giorno non tanto lontano si sarebbe guardata indietro, orgogliosa di se stessa, per aver dimostrato di avercela fatta, nonostante quella esperienza non felice. Da qualche tempo è tornata a fare quello che le piace. Grazie alla sua professionalità, diverse aziende l'hanno contattata e si diverte di nuovo. Lei dice che è solo fortuna. Io dico che è coraggio. Quello di scegliere.

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