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RENZI-LANDINI/ Airaudo (ex Fiom): il "rottamatore" rischia una cantonata

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

L’abolizione dell’articolo 18 è stato un falso ideologico. Si è detto che lo si cancellava per attrarre gli investimenti e io non conosco una sola impresa che sia arrivata in Italia dopo che la legge Fornero ha modificato la normativa in merito al reintegro. Il vero tema è come ricostituire una garanzia universale in capo ai lavoratori. Anche perché se parliamo di articolo 18 la vicenda è già superata. Oggi l’articolo 18 non c’è più, ne resta solo un simulacro.

 

La rigidità del lavoro non è un problema?

Le imprese non assumono perché non ci sono domanda e mercato. Il mio auspicio è che Renzi sia in grado di andare oltre le vecchie ricette del blairismo. Il vero problema è che l’eccesso di tassazione e i bassi salari hanno depresso i consumi. Negli ultimi 20 anni i salari non sono cresciuti in proporzione alla rendita, in quanto quest’ultima si è mangiata pezzi di ricchezza del Paese. I dati Istat documentano che una famiglia con un reddito di 1.300 euro al mese è sotto la soglia di povertà, e io le posso dire che ci sono moltissime famiglie di lavoratori dipendenti che faticano ad arrivare a quella cifra.

 

Il potere d’acquisto delle famiglie italiane si può rilanciare con una riforma del mercato del lavoro?

No. Tutte le ricette di riforma del mercato del lavoro sono già state sperimentate, ma gli unici risultati sono stati quelli di comprimere i diritti senza migliorare il mercato occupazionale. Il vero tema deve essere quello di creare nuovi posti di lavoro. La soluzione può essere solo un intervento pubblico straordinario che preveda anche un piano per il lavoro. Per aggredire la disoccupazione, anche lo Stato diventa datore di lavoro di ultima istanza. Il settore pubblico si fa carico di far ripartire il lavoro riattivando alcune nuove produzioni. Mi riferisco alla tutela del patrimonio idrogeologico, alla ristrutturazione del patrimonio pubblico, alla messa in sicurezza e a risparmio energetico di tutti gli edifici pubblici. Senza un “New Deal” italiano non riusciremo ad aggredire una disoccupazione di questi numeri, e non ci sarà nessun investitore privato che arriverà nel nostro Paese creando un milione di nuovi posti di lavoro.

 

(Pietro Vernizzi)

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