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Lavoro

SCENARIO/ Bonanni (Cisl): Renzi ha il coraggio di sfidare banche e assicurazioni?

Raffaele Bonanni (Infophoto)Raffaele Bonanni (Infophoto)

Sono molto d’accordo con questa affermazione. Il mio sindacato è vittima di una concezione arretrata e conservatrice del sindacalismo. Portiamo ancora le ferite di assalti, di ingiurie, di sedi bruciate, di attentati alle persone - compreso il sottoscritto. Oggi la Cisl viene da un congresso dove ha dimezzato le strutture del territorio e ha rimpicciolito fortemente il numero dei segretari. Continueremo su questa strada, avremo molto da fare. Renzi però deve dire quello che vuole, deve dire quali soggetti rappresentano meglio questa propensione al cambiamento. Al momento è stato molto generico, salvo nell’ultimo mese, quando ha introdotto qualche distinguo.

 

È d’accordo con le priorità che il nuovo Pd ha individuato per il lavoro?

Per quanto riguarda le intenzioni di riforma in ambito previdenziale, vediamo se Renzi avrà il coraggio di sfidare le assicurazioni e le banche. La mia proposta da molto tempo è quella di rendere obbligatoria la previdenza integrativa, sapendo che oggi siamo sotto il 10% di adesioni ai fondi integrativi, che devono garantire quel 1/3 previsto dalla riforma “Dini” (gli altri 2/3 devono essere garantiti dall’Inps, ndr). Bisogna poi abbassare le tasse sui fondi: siamo all’11%, in Germania pagano non più del 6%. In ultimo, bisogna unificare i fondi integrativi: sono troppi, anche per responsabilità del sindacato. Bisogna unificarli per fare economia di scala. Questa è la mia proposta da tempo, ma quasi nessuno vuol sentirne parlare perché significa mettersi contro le banche e le assicurazioni che vogliono per loro questa grande massa di liquidità.

 

Cosa pensa del contratto a tempo indeterminato “flessibile”?

Una proposta del genere io la feci già nel 2001, ma anche successivamente, attraverso le pagine de Il Sole 24 Ore e mi costò molto cara (parolacce, sputi, epiteti e quant’altro…). Vediamo se Renzi è capace di liberare il pensiero di grande parte del suo partito, che è stato un grande ostacolo e ha trasformato una cosa semplice in una cosa molto complicata. Non esiste flessibilità che sia contro la gente, se ben retribuita e quindi ben attrezzata di formazione, di previdenza, di maternità e di malattia. Le flessibilità sono inevitabili e saranno sempre più lo strumento ordinario nel lavoro.

 

Quindi il lavoro flessibile non è lavoro precario…

La flessibilità diventa precarietà quando è mal retribuita; quando è ben retribuita è una cosa buona. Bene quindi il contratto a tempo indeterminato “flessibile”, ma tutto dipende dalla retribuzione. Da tempo sostengo che il lavoro flessibile deve essere pagato molto di più del lavoro non flessibile, proprio perché si presta a interruzioni, a maggior responsabilità, a maggior fatica, a maggior responsabilità, a maggior merito. Il discrimine è quindi la retribuzione economica. Anche qui, voglio vedere come Renzi saprà dialogare con quel mondo del lavoro che ha frenato per lungo tempo queste posizioni. C’è gente che sostiene che la legge “Biagi” abbia creato difficoltà per il lavoro italiano; invece la “Biagi” ha tutelato maggiormente il lavoro flessibile.

 

Si è fatto cenno anche all’importanza delle politiche attive…