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Lavoro

ARTICOLO 18/ Ichino: con l’indennizzo "graduale" il job act di Renzi può funzionare

PIETRO ICHINO spiega perché, in questa fase economica, sarebbe opportuno introdurre, almeno in via sperimentale, un nuovo contratto a tempo indeterminato privo dell’articolo 18

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Le proposte di Renzi per modificare il mercato del lavoro, tanto sbandierate quanto evanescenti finché è durata la campagna per le primarie, stanno prendendo forma. La sua segreteria ha ipotizzato, entro un mese, la stesura del “job act”. Tra le principali misure ipotizzate, c’è la rimozione dell’articolo 18 per i nuovi contratti a tempo indeterminato. I renziani, in particolare, stanno studiando un sistema che consenta di eliminare definitivamente la possibilità di reintegra per i licenziamenti illegittimi, lasciando esclusivamente quella d’indennizzo. Davide Faraone, responsabile welfare della segreteria, ha fatto sapere che il modello a cui si ispireranno sarà quello scandinavo: «la flexicurity, che avevamo già lanciato 4 anni fa alla Leopolda. Bisogna riformare drasticamente, agendo su due binari paralleli: il lavoro e lo Stato sociale». A dire il vero, a tutto ciò, ci aveva già pensato il senatore Pietro Ichino. Gli abbiamo chiesto se proposte del genere possano essere considerate ancora valide.


I renziani parlano di flexicurity e abolizione dell’articolo 18 per i nuovi contratti a tempo indeterminato. Non sarebbe opportuno, prima, estendere le tutele (ammortizzatori sociali, politiche attive del lavoro) a tutti i lavoratori e, solo in seguito, parlare di flessibilità?

Cinque persone su sei che vengono assunte in Italia si vedono offrire un contratto a termine: non accedono alla protezione dell’articolo 18. Se vogliamo offrire loro un livello maggiore di stabilità occorre studiare una forma di protezione diversa. D’altra parte, la riforma degli ammortizzatori sociali è stata fatta.

A che cosa si riferisce?

Un anno e mezzo fa la legge Fornero ha esteso a tutti i lavoratori dipendenti un’assicurazione contro la disoccupazione di livello europeo, l’Aspi. Ora la legge di stabilità dà il via alla sperimentazione regionale del contratto di ricollocazione, che costituisce una misura di politica attiva del lavoro moderna, ispirata alle migliori esperienze nord-europee.

La proposta dei renziani sembra del tutto analoga alla sua. È così?

La proposta del Pd di Renzi la conosceremo nei prossimi giorni. Se prevedrà la sperimentazione di un contratto di lavoro a protezione crescente con l’anzianità di servizio, quindi molto fluido nel primo periodo di svolgimento, poi con aumento graduale del costo di separazione, la saluteremo come una svolta molto  positiva.

L’articolo 18 è già stato sensibilmente cambiato. Ha senso ipotizzare ulteriori modifiche prima ancora di conoscere nel dettaglio gli effetti delle precedenti?