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Lavoro

IDEE/ I lobbisti che possono aiutare il lavoro

La Triplice (Infophoto)La Triplice (Infophoto)

Nella bozza del ddl Letta rinviato per approfondimenti, viene affidato un ruolo chiave al Cnel (Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro), che dovrebbe gestire il Registro delle lobbies e vigilare sul rispetto del Codice di comportamento. Il Registro ha il fine di garantire la massima trasparenza circa l’identità del lobbista, il soggetto rappresentato, il destinatario della sua attività di promozione degli interessi e le risorse economiche che sostengono la sua attività. Agli iscritti sarebbe garantito il diritto di accesso alle sedi istituzionali, oltre all’utilizzo di una banca dati che contiene gli schemi dei provvedimenti normativi e regolamentari in corso di predisposizione da parte dei decisori pubblici, corredati da diverse informazioni quali: il referente nell’ambito dell’istituzione di riferimento con indicazione del suo indirizzo di posta elettronica; le finalità del provvedimento e i contenuti di massima dello stesso; i tempi presumibili per l’avvio dell’iter approvativo; gli sviluppi nel tempo del provvedimento.

Ciò detto, tutti sanno cosa c’è da fare, ma sono in molti a non volere il registro per la trasparenza delle lobbies. Meno di due mesi fa, il leader di un’organizzazione sindacale ha detto a un convegno pubblico: “Voglio che la mia organizzazione sia riconosciuta per il numero dei suoi iscritti e non in funzione delle mie capacità di manovra”. Considerando che Pietro Ichino e Michele Tiraboschi stanno lavorando a un progetto condiviso di semplificazione della legislazione del lavoro, chi scrive pensa ci sia qualcosa nella loro proposta che va nella direzione sussidiaria di un maggior peso delle Parti sociali nella regolazione del mercato del lavoro, punto sul quale Tiraboschi soprattutto - ma anche una parte del mondo sindacale - è stato piuttosto critico con Elsa Fornero, additando la sua riforma come un punto d’arresto rispetto alla legge “Biagi”. È piuttosto presumibile che il progetto di Ichino e Tiraboschi incontrerà un buon consenso del mondo politico e che vi possano facilmente convergere larghe intese.

Come sostiene Lorenzo Montanari, il primo italiano specializzatosi in political management e inlobbying presso la George Washington University, in Italia non ci potrà essere alcuna riforma sussidiaria senza un’adeguata regolamentazione della rappresentanza degli interessi specifici. Il sindacato, come del resto un’associazione datoriale, in quanto portatore di un interesse particolare è certamente una lobby. Solo grazie a una legge sulla trasparenza dell’attività lobbistica il sistema politico economico e sociale italiano sarà non solo in grado di riformare il processo decisionale contro l’attuale sistema centralista e clientelare, ma anche di facilitare e legalizzare i canali di comunicazione e di negoziazione tra la sfera privata (per esempio imprese, associazioni, sindacati) e le istituzioni pubbliche.