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IDEE/ I lobbisti che possono aiutare il lavoro

Il sindacato, come del resto un’associazione datoriale, è certamente una lobby. GIUSEPPE SABELLA ci spiega i vantaggi di una regolamentazione di questo tipo di organizzazioni

La Triplice (Infophoto) La Triplice (Infophoto)

Circa un mese fa, una petizione online con oltre 10mila firme è stata consegnata a Martin Ehrenhauser dai membri della coalizione ALTER-EU (Alliance for Lobbying Transparency and Ethics Regulation); essa invita i deputati europei a lavorare per la trasparenza delle lobbies, attraverso il passaggio a un registro obbligatorio. Il gruppo di revisione del registro per la trasparenza comprende deputati europei, come lo stesso Martin Ehrenhauser, nonché il commissario alle Relazioni Istituzionali Maroš Šefcovic, che - proprio in quei giorni - si incontrava con il Vice Presidente del Parlamento per le questioni di trasparenza, il discusso Rainer Wieland. La petizione è stata formalmente indirizzata a Rainer Wieland, anche se quest’ultimo ha rifiutato di accettarla.

Secondo Olivier Hoedeman (Corporate Europe Observatory), che ha presentato la petizione a nome della coalizione ALTER-EU, “molti lobbisti aggirano il sistema del registro volontario delle lobbies nell’Ue. Tra loro ci sono alcune delle più grandi multinazionali del mondo, così come praticamente tutti gli studi legali che fanno lobbying per conto dei clienti del settore. Questi lobbisti traggono benefici facendo lobbying al buio; è troppo, è il momento di lavorare per un registro obbligatorio delle lobbies”.

In Italia l’attività di lobbying e la rappresentanza degli interessi organizzati non hanno mai ottenuto riconoscimento e regolamentazione; da una parte per una diffusa percezione dell’attività lobbistica come attività di corruzione/concussione dei decisori pubblici, dall’altra per la volontà delle stesse organizzazioni più influenti - ma portatrici di interessi particolari - di non voler “misurare” la loro forza, preferendo agire al buio piuttosto che alla luce del sole, tanto per usare una metafora che lo stesso Hoedeman apprezzerebbe.

Sono stati già fatti dei tentativi nell’ottica della trasparenza, e lo stesso governo Letta ha affidato a un gruppo di lavoro la redazione di un disegno di legge, dopo aver condiviso nel Consiglio dei Ministri del 24 maggio 2013 una nota informativa su come procedere a regolamentare le lobbies. Il Consiglio dei Ministri del 5 luglio 2013 ha esaminato il provvedimento rinviando il testo per ulteriori approfondimenti comparati.

Nonostante la carenza di una regolamentazione nazionale, alcune regioni hanno approvato delle leggi regionali in materia di disciplina dei gruppi di pressione (Toscana, Molise, Abruzzo), mentre altre regioni si preparano a legiferare in materia (Calabria, Marche, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia).