BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Le "indagini" che spiegano a che servono i sindacati

Si parla molto di cosa dovrebbero fare i sindacati, ma c’è tutta un’attività delle organizzazioni dei lavoratori che viene troppo spesso ignorata. Ce ne parla FIORENZO COLOMBO

Infophoto Infophoto

In alcuni articoli e interviste apparsi recentemente su questo giornale, specie sui temi di carattere sindacale, si è percepita una diffusa propensione a indicare nuove rotte ai soggetti sociali e della rappresentanza. In particolare, si invoca un generale cambiamento nei percorsi sin qui intrapresi, sia in termini di posizionamento complessivo verso la politica e le istituzioni, sia nei comportamenti dei singoli leader dei corpi sociali e di rappresentanza: molti gridano alle necessità imposte dalla crisi, altri per assumere atteggiamenti di maggiore coerenza, altri ancora richiedendo futuribili risposte ai bisogni, alle ansie e alle inquietudini crescenti. Ma cosa conosciamo noi, ad esempio, delle questioni sindacali se non quello che finisce sui media, generalmente per fatti rilevanti sul piano delle “moltitudini” coinvolte?

Infatti, ci siamo fatti un’opinione sui sindacati sulla base di talune vicende che hanno appassionato il Paese (o parti di esso): dalle vicende Fiat all’Ilva di Taranto, dagli scioperi del trasporto pubblico locale (con città paralizzate e pendolari appiedati) alle resistenze sindacali sui “previlegi” di taluni settori pubblici e para-pubblici e il rosario (di spine) potrebbe continuare con molti altri esempi, anche del passato e che hanno inciso sulla mentalità e sulle opinioni prevalenti.

Non vi è dubbio che taluni dei fatti citati e altri ancora (noti e meno noti) mettono sotto accusa comportamenti incomprensibili dei sindacati (o parti di essi), dei loro capi, dei loro rappresentanti nei luoghi interessati e nei territori: in molteplici circostanze alcuni settori sindacali o istanze a essi riconducibili si sono fatti portavoce di interessi minoritari, corporativi e contrari a un interesse generale e complessivo, alle necessità di tenere in considerazione altri fattori presenti nelle circostanze concrete, compresi altri lavoratori, ingiustamente trattati e considerati di “serie B”, portatori di meno diritti e tutele.

Tuttavia esistono altri elementi, purtroppo meno conosciuti e meno dibattuti, che dovrebbero essere tenuti presenti nella valutazione e nel dibattito pubblico allorquando si dovesse rispondere alla domanda “a cosa servono i sindacati?” (per parafrasare il titolo di un famoso libro scritto da Pietro Ichino una decina d’anni orsono). Essendo i sindacati organizzazioni al plurale, ovvero sono diversi e, almeno in alcuni settori, non pochi, occorre in questo senso qualche distinzione, laddove gli stessi non sempre agiscono (o si presentano) come “cartello unitario e monolitico”.


COMMENTI
23/12/2013 - Domanda. (luciano dario lupano)

Perchè adesso che ci sono al Governo i "migliori"(PD) non organizzano piu' alcun scioperino mentre quando c'era il Male di tutti i Mali era una pantomina inconcludente continua a go go? A quando Landini, Camusso e compagnia ciarlante entreranno in Parlamento come tanti predecessori? Da fine Anni Sessanta i Sindacati, con l'appoggio della piu' bieca Sinistra che ha tradito gli ideali sociali di base, hanno distrutto cio' che avevano realizzato quelli che con le pezze al sedere ma con una gran voglia di migliorare il proprio stato economico e sociale venivano chiamati, allora, i Cinesi d'Europa! L'etica del Lavoro è andata a farsi benedire, disdicevole svolgere certe attivita', e ora sono tutti Dottori disoccupati e ricattabili! Ovviamente per il figliolo di Nonna Pina in arte Cancellieri e similari non c'è bisogno dei Signori Sindacati. alla faccia dei grulli!