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Lavoro

IDEE/ Giovani e lavoro, i soldi che possono tagliare gli sprechi

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Come decidere quali soggetti far operare su questi fondi? Premesso che è raccomandabile una forma di attività focalizzata sul risultato d’impiego effettivo delle persone con criteri misurabili e standardizzabili di performance, l’unica via accettabile è quella del merito. Togliamo quindi ogni forma d’intermediazione pubblica o privata nella gestione dei fondi, lasciando una piccolissima struttura d’informazione, controllo e di monitoraggio a livello nazionale. Lasciamo che i fondi vengano spesi direttamente dal cittadino! Lasciamo che siano i cittadini a scegliere quale tipo di politiche attive utilizzare (formazione, bilancio delle competenze, coaching, supporto alla ricollocazione, mentoring) o a che operatore affidarsi (Agenzie per il lavoro, Università, Sindacati, Centri per l’impiego, Regioni, Italia Lavoro). Lasciamo che a distanza di cinque anni sopravvivano solo gli operatori che sanno dare un servizio effettivo e utile al cittadino e chiudiamo gli altri.

Permettere a tutta una schiera di soggetti più o meno pubblici o politici di gestire i fondi della Youth Guarantee significa condannarci a vedere “asciugate” le risorse ben prima che raggiungano i destinatari e a mantenere una serie di organizzazioni e di persone che presto o tardi dovranno fare i conti con una competenza e professionalità che hanno saputo o meno costruirsi in passato. Non possiamo pensare che chi ha gestito misure di politiche “passive” possa mettersi a fornire servizi di politiche attive come se niente fosse.

Separiamo nettamente l’ambito del lavoro da quello del welfare in modo che l’uno e l’altro si sviluppino correttamente e consentiamo alla spesa pubblica di arrivare liberamente al cittadino e a chi ne ha più bisogno evitando che diventi una trappola da cui le persone non siano più libere di uscire.

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