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Lavoro

IDEE/ Giovani e lavoro, i soldi che possono tagliare gli sprechi

L’Ue mette a disposizione 1,5 miliardi per le politiche per l’occupazione e i giovani. NICOLO’ BOGGIAN spiega con che criteri ripartire queste risorse tra operatori pubblici e privati

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In questi giorni si sente parlare di un prossimo piano di garanzia per l’occupazione dei giovani che dovrebbe partire dall’utilizzo dei fondi messi a disposizione dal programma Youth Guarantee dell’Unione europea. Si tratta di circa 1,5 miliardi di euro che l’Ue mette a disposizione per politiche per l’occupazione dei giovani. Ancora è da stabilire con esattezza la ripartizione dei fondi tra incentivi alle imprese e servizi all’impiego, ma una dotazione così importante non può che indurre a riflettere più in generale sul problema del lavoro e dell’occupazione in Italia. Sarebbe quindi auspicabile un utilizzo estesodello strumento per far germogliare un vero sistema di politiche attive del lavoro con operatori specializzatirivolto almeno alla platea degli under 35.

Trattandosi di giovani emerge subito il tema della dualità del mercato, tra una generazione con forti garanzie e quella dei più giovani (e non solo), spesso costretti a lavorare in condizioni di basso reddito e scarse tutele.

Negli anni si è quindi creato giustamente un filone alternativo di ragionamento che ha portato a discutere di politiche “attive” di sostegno all’occupazione, in altre parole della costruzione di servizi di formazione, sostegno e supporto all’impiego e alla mobilità del lavoratore, in modo che la persona, giovane o meno, non debba pesare a lungo sul welfare aziendale o sulla fiscalità generale e possa agevolmente impiegarsi.

Quest’approccio è pero rimasto largamente minoritario rispetto alle misure “passive”, sia per la difficoltà di costruire un’offerta di servizi credibile e sostenibile, sia per la resistenza dei destinatari, spesso adulti, a cambiare mentalità, e ancora a causa dell’ammontare squilibrato di fondi disponibili per le misure passive. Chi deciderebbe di seguire un percorso di ricollocazione se potesse ottenere 7 anni di stipendio garantito come nel caso di Alitalia, solo per citare il caso più emblematico? Se nessuno cambia lavoro come possono crearsi opportunità per chi le cerca?

Questo cattivo funzionamento del mercato del lavoro caratterizzato da una forte staticità e da percorsi lavorativi basati non su competenze e merito, ma solo sull’accumulo di diritti garantiti per legge, alla lunga, ha comportato una perdita netta di produttività del nostro lavoro rispetto ai nostri “competitors” internazionali, sia per il continuo crescere degli oneri sociali, in una sorta di spirale perversa, sia per la mancanza di un focus sullo sviluppo delle competenze dell’individuo, che parte dalla scuola, e quindi sulle sue performance professionali e sulla sua creatività.