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IL CASO/ Benefit e welfare: i "regali" che un'azienda può fare ai lavoratori

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Tale esclusione opera anche se la liberalità è erogata a un solo dipendente e anche al di fuori di particolari ricorrenze o festività. È evidente che tale disposizione, da una parte consente di continuare ad agevolare talune forme di liberalità in natura di modico valore offerte usualmente ai dipendenti (come, ad esempio, il tradizionale “pacco natalizio”), ma, dall’altra per verificare il superamento del limite economico occorre sommare anche i valori di eventuali fringe benefit concessi agli stessi dipendenti, come ad esempio l’auto aziendale, un appartamento, il cellulare o il pc anche a uso privato.

Una tale situazione rende poco conveniente per il datore di lavoro utilizzare tali erogazioni “in natura” come vero e proprio riconoscimento di produttività, limitandone la possibilità di impiego solo a erogazioni di modico valore.

Per politiche salariali più strutturate e anche più interessanti per i lavoratori occorre invece pensare a interventi di welfare attivabili, dalle imprese, in coordinamento con la normativa fiscale esistente. Probabilmente è proprio questo tipo di analisi che ha portato già alcuni imprenditori (Luxottica, Tetrapak, NTV) a valutare e a proporre nuovi schemi di politiche salariali, incoraggiate in questo senso dallo stesso art. 51 comma 2 che stabilisce specifici interventi di assistenza economico-sociale e di welfare che non concorrono a formare il reddito se riconosciuti alla generalità dei dipendenti o a categorie degli stessi.

In particolare, ci si riferisce a:

Servizi di trasporto collettivo. Per la “non concorrenza” del valore del servizio offerto alla formazione del reddito dei dipendenti beneficiari occorre che i servizi di trasporto riguardino lo spostamento dei dipendenti dal luogo di abitazione o da un apposito centro di raccolta alla sede di lavoro o viceversa. Inoltre, è stato chiarito che il servizio di trasporto può essere fornito direttamente dal datore di lavoro (attraverso l’utilizzo di mezzi di proprietà dell’azienda o da questa noleggiati) ovvero da soggetti terzi (anche aziende esercenti servizi pubblici o servizi taxi) sulla base di un’apposita convenzione o accordo stipulato con il datore di lavoro. È bene ricordare invece che deve essere interamente assoggettato a tassazione l’eventuale rimborso al lavoratore di biglietti o di tessere di abbonamento per il trasporto; analogamente all’eventuale rimborso dei costi (ad esempio del carburante) sostenuti per il raggiungimento del posto di lavoro con mezzi propri.

Rimborsi o somme erogate ai dipendenti per la frequenza di asili nido o di colonie climatiche o a titolo di borsa di studio in favore dei figli (o di altri soggetti che, anche se non a carico, rientrano tra quelli per i quali sussiste l’obbligo agli alimenti ex art. 433 c.c.). In tutti questi casi, differentemente dalla fattispecie prima analizzata, l’agevolazione si riferisce non a servizi offerti ai lavoratori, ma alle somme di denaro erogate ai dipendenti e in favore dei loro familiari. Ciò sia nel caso in cui il datore di lavoro eroghi direttamente le somme ai dipendenti, sia nell’ipotesi in cui rimborsi l’onere sostenuto dai propri dipendenti (ad esempio, per le rette mensili relative alla custodia dei figli in asili nido). Per quanto riguarda, infine, il riferimento alle somme erogate ai dipendenti a titolo di borse di studio, la norma intende agevolare sussidi allo studio, assegni, premi per fini di studio corrisposte ai dipendenti a favore di detti familiari.