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IL CASO/ Benefit e welfare: i "regali" che un'azienda può fare ai lavoratori

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Oneri di utilità sociale individuati dall’articolo 100 TUIR erogati a dipendenti e/o ai loro familiari. Le opere e i servizi,relativi ai cosiddetti “oneri di utilità sociale” sono spese utilizzabili dalla generalità dei dipendenti o da categorie di dipendenti per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o cultoTale tipologia di interventi non dà origine a reddito di lavoro dipendente nei confronti dei lavoratori e dei loro familiari che ne usufruiscono e, contemporaneamente, se volontariamente sostenuti dal datore di lavoro, i relativi costi sono deducibili dal reddito delle imprese nella misura del 5 per mille delle spese per lavoro dipendente risultante dalla dichiarazione.

Relativamente alle condizioni di applicabilità delle norme indicate si ritiene, anche a seguito dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, di poter sostenere che:

L’offerta in natura non può essere relativa a beni, ma solo a opere e a servizi;

Non vi sono limitazioni quantitative ai valori erogabili in esenzione da tassazione nei confronti dei dipendenti, nel senso che essi possono eccedere il limite del 5 per mille che invece riguarda la deducibilità del costo dal reddito d’impresa;

Le opere e servizi offerti dal datore di lavoro devono essere realizzati (direttamente o tramite terzi) con spirito di liberalità, non essendo invece possibile che la loro disponibilità possa essere il risultato di un accordo o regolamento aziendale ovvero possa derivare da un contratto collettivo;

L’utilizzo delle opere e dei servizi da parte dei familiari anche fiscalmente non a carico del dipendente usufruisce anch’esso dell’agevolazione;

Le erogazioni di servizi in natura devono essere predisposte dal datore di lavoro in favore della generalità dei dipendenti o a categorie degli stessi anche se alcuni di questi, di fatto, non usufruiscono della specifica iniziativa loro rivolta;

L’agevolazione non viene meno qualora le opere e i servizi siano messi a disposizione dei dipendenti mediante l’utilizzo di strutture esterne che non appartengono all’impresa.

Per fare qualche esempio, qualora le premesse soprascritte siano soddisfatte, sono da ricomprendersi nella fattispecie l’iscrizione gratuita ad associazioni culturali, circoli sportivi e ricreativi, anche se non di proprietà dell’azienda; l’offerta da parte del datore di lavoro di viaggi aventi fine culturale o ricreativo, l’iscrizione gratuita a corsi di tutti i tipi (cucina, fotografia, ecc.), l’offerta di biglietti o abbonamenti a spettacoli teatrali, cinematografici o manifestazioni sportive, l’utilizzo da parte dei dipendenti di case vacanze aziendali ovvero di strutture sanitarie, interne all’azienda o con la stessa convenzionate, servizi di check-up medico, odontoiatrico, psicologico, di fisioterapia, ecc.

Quanto presentato ha il vantaggio di integrare gli schemi convenzionali delle politiche salariali remunerando il lavoratore in termini di utilità anziché in termini monetari, senza che ciò appesantisca il suo reddito imponibile fiscalmente e contributivamente. Queste iniziative, note come Programmi di Welfare, si pongono l’obiettivo di garantire ai lavoratori delle fasce intermedie e basse e alle loro famiglie non solo la conservazione degli attuali livelli retributivi nominali, ma, per quanto possibile, aumentarne il potere d’acquisto effettivo attraverso modalità che privilegino l’offerta di beni e servizi non monetari in grado di soddisfare esigenze di ordine primario.

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