BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Il fallimento di cassa integrazione, mobilità e Aspi

Infophoto Infophoto

Purtroppo è molto difficile calibrare un sistema valido per tutte le stagioni, bisogna rivedere questi strumenti in funzione del ciclo economico. In una situazione di crisi come quella attuale sono necessari stanziamenti che provengono da altre fonti per soddisfare i picchi di domanda. Oggi si fa fronte a questa situazione con la corsa al reperimento di risorse nella Legge di Stabilità senza nessun tipo di programmazione. Ogni anno si cercano risorse per gli ammortizzatori sociali, il che è abbastanza barocco.

 

Nel caso dovessero esserci dei tagli nel settore pubblico, si potrebbe utilizzare lo strumento della mobilità per far fronte al problema?

La mobilità esiste ancora una volta sulla carta, in qualche circostanza è anche stata utilizzata. Il vero problema nel pubblico è un altro, ovvero la sua gestione. Non è soltanto una questione di ridimensionamento, che andrà comunque affrontata secondo una programmazione perché non è possibile pensare di tagliare posti di lavoro senza un progetto valido. Quello che manca è una capacità organizzativa manageriale dei dirigenti pubblici che sia in linea con le buone pratiche di gestione del personale delle aziende private. Il dirigente pubblico, purtroppo, molto spesso non ha le competenze e le prerogative per fare funzionare la macchina amministrativa.

 

Secondo lei, avverrà una riforma degli ammortizzatori sociali?

Non mi sembra che sia in programma una riforma radicale, se si vuole procedere in questo senso si deve evitare l’errore commesso dal governo Monti. Non si dovrà intervenire d’urgenza, c’è bisogno di una programmazione di lungo periodo, immaginare quale deve essere il sistema più idoneo per il futuro e passare da un sistema basato sul passato lavorativo del disoccupato, a un sistema che tenga presente del profilo del cittadino. Una sorta di ammortizzatore basato sulla cittadinanza, e non sul curriculum, all’interno di un sistema equilibrato di finanziamento.

 

Cosa significa tenere conto del profilo del cittadino piuttosto che del passato lavorativo della persona?

Per esempio, il giovane disoccupato che non ha maturato i requisiti e gli anni di lavoro necessari, oggi non può accedere all’Aspi. Il mercato del lavoro è cambiato, il vecchio sistema è basato sui contratti a tempo indeterminato mentre oggi molti cittadini sono impegnati in lavori che non danno continuità. È necessario introdurre un sistema che assegna a ciascuno una quota disponibile di ammortizzatore sociale.

 

(Mattia Baglioni)

© Riproduzione Riservata.