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Lavoro

IDEE/ Le "istruzioni" ai giovani per trovare lavoro

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Quanti titoli di studio senza reali opportunità, quanti giovani con pezzi di carta senza alcuna speranza concreta? Eppure, per il solo Veneto, sono ancora oggi 45.000 le offerte di lavoro, secondo la Cgia di Mestre, che rimangono scoperte, senza dimenticare profili professionali specializzati che restano senza risposta. Per cui, paradossalmente, abbiamo giovani scoraggiati (i famosi Neet), ma abbiamo anche molti imprenditori o datori di lavoro che sono scoraggiati. Tutto il sistema formativo deve dunque riscoprire il suo valore orientante, oltre i vincoli e gli ostacoli attuali. Con uscite laterali progressive, nel rispetto delle aspettative, delle competenze, delle opportunità.

Le scuole superiori, dunque, non devono essere solo quinquennali. Oltre ai Cfp regionali, gli istituti professionali devono ritornare a poter certificare al terzo anno, e tutti gli altri indirizzi, per coloro che lo desiderano, devono poter garantire, per coloro che lo richiedono, gli esami di maturità a 18 anni. Soprattutto per coloro che pensano alla frontiera europea e internazionale, in termini di alta formazione.

L’unica novità positiva, in questi termini, sono gli Its, cioè i percorsi post-diploma biennali, afferenti al V livello EQF, in grado di garantire, anche oggi, il 70% di contratti a tempo indeterminato ai propri studenti. Solo perché prevedono il 50% del lavoro teorico in aula, e il 50% nei laboratori aziendali. Percorsi, dunque, differenziati, a più uscite, per venire incontro alle esigenze di tutti. Perché due sono le domande chiave, che non vanno mai dimenticate: le nuove domande formative dei giovani di oggi, e la reale occupabilità dei titoli di studio. Quanti, tra coloro che lavorano nei percorsi formativi, conoscono questi problemi?

Sapendo bene, comunque, che i migliori anni, sul piano dell’energia e della creatività, per i nostri giovani, vanno dai 22 ai 28 anni, noi dobbiamo, per i migliori, garantire anche la possibilità di scegliere, secondo pari dignità, anche la possibilità dell’estero, sulla base di titoli di studio e competenze verificabili. Sempre nella speranza che ritornino, più formati di prima, perché forgiati dalla vita.

Saprà l’immobilismo tutto italiano, tutto autoreferente e chiuso a riccio, guardare oltre anche i propri limiti? Per dare una mano concreta ai nostri ragazzi…

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