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IL CASO/ Le sette “virtù” per avvicinare i giovani al lavoro

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Di fronte a questa situazione potenzialmente esplosiva, è necessario che il futuro Governo, i Ministri dell’Istruzione e del Lavoro, così come gli Assessori regionali, per le loro rispettive competenze, intraprendano un percorso che permetta di sperimentare politiche integrate “attivanti”, che puntino a coinvolgere responsabilmente le istituzioni educative, il sistema economico e sociale, gli stessi giovani e le famiglie, al fine di perseguire i seguenti obiettivi:

1 - ripensamento o meglio un “riposizionamento strategico” della politica industriale del nostro Paese, che per poter competere adeguatamente nel mercato globale dovrebbe orientarsi a un segmento medio-alto e basarsi sulla ricerca, l’innovazione e la qualità del prodotto, l’esaltazione del made in Italy. La concorrenza con i paesi di nuova industrializzazione sui costi è persa in partenza, visto il ruolo che cominciano ad assumere il Vietnam e la Cambogia, al posto della Cina, come “fabbrica del mondo”;

2 - maggiore dialogo tra scuole e università, mediante la valorizzazione del principio dell’autonomia, e un migliore raccordo, in funzione dell’elaborazione dell’offerta formativa, con le istituzioni regionali e territoriali, il mondo delle attività produttive, delle professioni e del terzo settore;

3 - rielaborazione dell’attività dei fondi interprofessionali per la formazione continua, in una logica progettuale, in merito agli obiettivi, le metodologie e ai sistemi di valutazione dei processi d’insegnamento/apprendimento adottati e ai risultati conseguiti, nonché al loro grado di effettiva trasferibilità nell’attività organizzativa e produttiva delle imprese italiane;

4 - una politica di orientamento allo studio e al lavoro che permetta un coinvolgimento consapevole e responsabile degli studenti e delle famiglie;

5 - obbligo di praticare stage e tirocini lavorativi nell’ambito di tutti i percorsi scolastici e universitari, sviluppo di un ruolo più attivo delle università nell’attività di matching tra domanda e offerta di lavoro;

6 - sviluppo delle potenzialità del nuovo apprendistato, che disciplina il contratto per la qualifica professionale, quello professionalizzante e quello per l’alta formazione e la ricerca;

7 - maggiore diffusione delle esperienze di trasferimento tecnologico tra università e imprese e di progetti di start up ed estensione di progetti formativi tendenti al rafforzamento delle competenze di autoimprenditorialità e il sostegno alla promozione di imprese innovative create da giovani laureati.

In questa nuova prospettiva, è assolutamente necessario delineare un disegno organico a sostegno di una nuova politica industriale, una politica attiva del lavoro e un progetto educativo e formativo basato sull’innovazione delle metodologie e dei contenuti della didattica. Elementi che assumono una funzione strategica fondamentale, poiché ampliando e rendendo più mirate le competenze dei lavoratori dovrebbe aumentare lo stesso grado di occupabilità e la relativa capacità competitiva del sistema produttivo sul piano globale. Allo stesso modo, attraverso un programma intensivo di alternanza scuola-università-lavoro, si potrebbe permettere ai giovani di conoscere il mondo del lavoro e all’impresa di poter orientare la programmazione dell’offerta formativa del sistema scolastico e di quello universitario, in modo tale da renderlo più in linea con l’effettiva domanda di lavoro.

In definitiva, in questa visione strategica il sistema dell’education e della formazione potrebbe contribuire alla creazione delle competenze necessarie e alla diffusione dell’innovazione e del capitale sociale necessari per il rilancio di uno sviluppo economico, sociale e civile, sostenibile, equo e duraturo, anche sul piano dell’ampliamento dell’occupazione.

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