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L’INTERVISTA/ Enrico Mentana: i figli del ’68 stanno lasciando i giovani senza lavoro

Enrico Mentana (Infophoto) Enrico Mentana (Infophoto)

Nessun partito, nessun movimento, nessuna lista ha sviluppato idee o proposte mirate per i giovani che possano davvero invertire almeno in parte la tendenza. Intendiamoci, nel programma del Movimento 5 stelle, nell’Agenda Monti e nelle proposte di Pd e Pdl ci sono punti che riguardano le nuove generazioni. Ma manca totalmente un’impostazione generale che faccia credere alla volontà di far fronte all’urgenza e della gravità specifiche della condizione giovanile.

 

Come va letta questa gravità?

Non siamo qui alle prese con una disoccupazione di massa in cui i giovani sono “pro quota” toccati dal fenomeno. Oggi in Italia il problema è completamente diverso: la crisi ha risparmiato in gran parte i lavoratori, i loro posti di lavoro, la loro cassa integrazione, la loro aspettativa pensionistica: ma allo stesso tempo ha piallato le speranze della grande maggioranza delle nuove generazioni, che oggi non hanno nessuna certezza sul loro futuro, neanche se hanno dalla loro lauree, master e curriculum in regola. Quello che ai primi tempi del fenomeno dei “polli di batteria” nei call center sembrava solo un periodo di limbo, una lunga fase di parcheggio per far sciogliere l’intoppo nel turnover generazionale del mercato del lavoro, si è via via trasformata in una condizione permanente di precarietà assoluta, sempre più evidente e allucinante se paragonata con la copertura di cui fruiscono i lavoratori delle generazioni precedenti, tutelati dalle leggi e dai contratti.

 

Secondo lei, i governi che si sono susseguiti hanno fatto qualcosa di buono a riguardo con le riforme che hanno promosso?

Tutte le trattative, anche le più spinose e difficili, sul mercato del lavoro, le pensioni, gli esodati, l’articolo 18 e via elencando, hanno visto la presenza dei rappresentati di governo, partiti, sindacati dei lavoratori e dei pensionati, organizzazioni dei datori di lavoro, dei commercianti, degli artigiani, delle cooperative. Tutti hanno cercato di difendere diritti e prerogative dei loro aderenti o affiliati, e comunque delle aree di rappresentanza delle loro categorie. Ma nessuno, nessuno, ha mai rappresentato la categoria dei giovani che bussano al mercato del lavoro. E se non puoi far sentire la tua voce in una trattativa, semplicemente non ci sei, come problema, come risorsa. E la coperta già cortissima delle garanzie e degli ammortizzatori non arriverà mai a coprire anche te. È quel che è successo negli ultimi anni, sia che governasse la sinistra, sia che governasse la destra: e ancor di più nell’ultimo anno, quando all’insensibilità dei partiti tradizionali si è assommata l’assenza di terminali sociali del governo dei tecnici.

 

Come facilitare il loro ingresso nel mercato del lavoro?

Da sempre in alcune professioni la successione e il ricambio sono garantiti dalla famiglia: il notaio lascerà lo studio al figlio, il taxista gli lascerà la licenza. Se però oltre a questi anche tutti gli altri posti di lavoro si ostruiscono, chi non è figlio di nessuno dove va? Per facilitare l’ingresso delle nuove generazioni nel mercato del lavoro occorre smontare gli attuali meccanismi di cooptazione.

 

Si dice che il 70% della nostra classe dirigente ha più di 64 anni…


COMMENTI
14/02/2013 - Teoria fasulla creata ad arte.... (Mariano Belli)

Ma per carità, a parte ambiti lavorativi particolari, è palesemente falso che siano i lavoratori anziani a togliere il posto ai giovani. I giovani, purtroppo, hanno enormi difficoltà perchè il sistema non riesce più a creare posti di lavoro (anzi, li sta perdendo!), tanto è vero che (anche) chi perde il lavoro da anziano ha in pratica lo 0% di possibilità di rientrare nel mercato. E' evidente che, dato che la torta non basta per tutti e che tutti hanno diritto a una fetta (perchè il lavoro è un diritto in una società che si autodefinisce civile e cristiana) la soluzione deve essere ingrandire la torta, piuttosto che togliere fette agli uni per darle agli altri... Soluzione ovvia per creare molti nuovi posti di lavoro : molto meno rigore, per espandere produzione e consumi...certo qualcosa di troppo ostico per bocconiani con il pensiero fisso sui bilanci bancari, e sulla più fasulla delle monete...

 
14/02/2013 - I giovani vi preoccupano...i bambini no? E perchè? (Mariano Belli)

"BRUXELLES (Reuters) - Quasi un terzo dei bambini in Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna sono stati spinti sull'orlo della povertà a causa delle misure di austerità assunte per ridurre il debito pubblico. Lo afferma oggi la Caritas internazionale. L'Italia, insieme ai paesi della zona euro che hanno goduto di prestiti internazionali, sta creando di fatto una generazione di giovani che si alimentano male, col morale basso e poche prospettive di lavoro, mentre il numero di minori a rischio povertà continua a crescere, secondo l'ente di assistenza cattolico, che cita statistiche Ue. "Questa potrebbe essere una formula non per una sola generazione perduta, ma per diverse", ha detto la Caritas."..... Bando alle ipocrisie e alle falsità.....la colpa è della speculazione finanziaria che ha portato alla crisi, a causa anche della follia del rigore per sostenere il Marc...ehm l'Euro. Molti di questi bambini vivono in famiglie con genitori che Mentana, Monti ecc. considerano "anziani" e "usurpatori" di posti di lavoro (magari a scapito di figli "famosi"). Padri di famiglia disposti a tutto pur di difendere i loro posto e i loro figli, siatene certi.

 
11/02/2013 - Questione di eredita' (Anna Alemani)

Apprezzo molto questo articolo soprattutto oggi in cui il "Santo Padre" ha dato segno di sapersi ritirare per fare spazio ai "giovani". Penso tuttavia che la questione vera della nostra generazione sia da ricercare nella mancata capacita' dei nostri genitori di essere "Padri" e cioe' di vedere i figli come veri e propri partners, capaci (competenti) di dirigere l'azienda e non solo di ricevere l'eredita'. In questo senso il '68 ci ha lasciato solo i "figli (dei fiori)" e senza padri e' difficile diventare padri...