BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

L’INTERVISTA/ Enrico Mentana: i figli del ’68 stanno lasciando i giovani senza lavoro

Enrico Mentana (Infophoto)Enrico Mentana (Infophoto)

L’esclusione sistemica dei giovani ha radici culturali, esacerbate certo dalla crisi, ma ben più antiche. Esiste una vera e propria “corporazione generazionale” che è decisamente più forte nelle istituzioni accademiche e politiche, ma anche nelle grandi professioni e nei centri del potere culturale. In questi settori più uno è importante, più è forte l’idea che debba restare in carica fino a ottant’anni, pur essendo completamente esentato dagli obblighi della funzione. Esiste un meccanismo di cooptazione inventato e consolidato dalla generazione del Sessantotto, proprio quella che ha fatto la rivoluzione contro i poteri costituiti. Le relazioni sono tutte impostate sull’omologazione e sul riconoscimento reciproco. Questo discorso certo vale soprattutto per i posti apicali, ma è ovvio che anche questi vadano liberati, per sbloccare il ricambio generazionale anche ai gradini inferiori della scala gerarchica. Esiste una classe dirigente allargata che è perfettamente solidale al di là della diversità di idee: in politica, ma non solo, esiste un meccanismo di cooptazione di vincitori e vinti, per cui sono ancora tutti lì da vent’anni.

 

Nella “Prima Rebubblica” era diverso?

 Nella vituperata Prima Repubblica la politica formava i suoi dirigenti attraverso quella che era la battaglia interna ai partiti, che avveniva a colpi di lotta di potere, ma anche di saperi, di linee che si contrastavano, di meccanismi di elezione e di cooptazione di figure nuove meritevoli. Vere scuole forgiavano funzionari, dirigenti e leader. La crisi delle ideologie ha portato via anche quei modi di formazione delle élites politiche. Con cosa sono stati sostituiti è purtroppo davanti ai nostri occhi.

 

Quali vie d’uscita?

La scolarizzazione di massa è stata l’unica vera cosa che ha cambiato la vita culturale del nostro Paese, insieme all’apertura delle università. A un certo punto il sapere è diventato contendibile, gli spazi della socializzazione e della partecipazione sono stati aperti al dialogo, al confronto. Da qui dobbiamo partire per scardinare i meccanismi di chiusura della società. È un problema di asfissia culturale. I cattivi maestri, e gli pseudo maestri, ci sono sempre stati. Poi però si cresceva e si faceva a pugni con il sapere acquisito dai padri.

 

Pur condividendo l’idea di fondo di una società anziana ed egoista, lo stesso Padoa Schioppa, che coniò il temine “bamboccioni” disse: “Se volete il mio posto venite velo a prendere, io non ve lo cedo”.

I giovani di oggi non hanno gli strumenti per farlo, e si appiattiscono sulle idee dei vecchi. Temono l’incertezza, più che in passato, sono terrorizzati dai rischi che il cambiamento porta con sé. Fossimo un Paese forte, cosciente e solidale ci occuperemmo di loro, e quindi del nostro stesso futuro, come abbiamo saputo fare per tutte le vere gravi emergenze nazionali della nostra storia. Spero solo che non sia troppo tardi.

 

(Giuseppe Sabella)

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
14/02/2013 - Teoria fasulla creata ad arte.... (Mariano Belli)

Ma per carità, a parte ambiti lavorativi particolari, è palesemente falso che siano i lavoratori anziani a togliere il posto ai giovani. I giovani, purtroppo, hanno enormi difficoltà perchè il sistema non riesce più a creare posti di lavoro (anzi, li sta perdendo!), tanto è vero che (anche) chi perde il lavoro da anziano ha in pratica lo 0% di possibilità di rientrare nel mercato. E' evidente che, dato che la torta non basta per tutti e che tutti hanno diritto a una fetta (perchè il lavoro è un diritto in una società che si autodefinisce civile e cristiana) la soluzione deve essere ingrandire la torta, piuttosto che togliere fette agli uni per darle agli altri... Soluzione ovvia per creare molti nuovi posti di lavoro : molto meno rigore, per espandere produzione e consumi...certo qualcosa di troppo ostico per bocconiani con il pensiero fisso sui bilanci bancari, e sulla più fasulla delle monete...

 
14/02/2013 - I giovani vi preoccupano...i bambini no? E perchè? (Mariano Belli)

"BRUXELLES (Reuters) - Quasi un terzo dei bambini in Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna sono stati spinti sull'orlo della povertà a causa delle misure di austerità assunte per ridurre il debito pubblico. Lo afferma oggi la Caritas internazionale. L'Italia, insieme ai paesi della zona euro che hanno goduto di prestiti internazionali, sta creando di fatto una generazione di giovani che si alimentano male, col morale basso e poche prospettive di lavoro, mentre il numero di minori a rischio povertà continua a crescere, secondo l'ente di assistenza cattolico, che cita statistiche Ue. "Questa potrebbe essere una formula non per una sola generazione perduta, ma per diverse", ha detto la Caritas."..... Bando alle ipocrisie e alle falsità.....la colpa è della speculazione finanziaria che ha portato alla crisi, a causa anche della follia del rigore per sostenere il Marc...ehm l'Euro. Molti di questi bambini vivono in famiglie con genitori che Mentana, Monti ecc. considerano "anziani" e "usurpatori" di posti di lavoro (magari a scapito di figli "famosi"). Padri di famiglia disposti a tutto pur di difendere i loro posto e i loro figli, siatene certi.

 
11/02/2013 - Questione di eredita' (Anna Alemani)

Apprezzo molto questo articolo soprattutto oggi in cui il "Santo Padre" ha dato segno di sapersi ritirare per fare spazio ai "giovani". Penso tuttavia che la questione vera della nostra generazione sia da ricercare nella mancata capacita' dei nostri genitori di essere "Padri" e cioe' di vedere i figli come veri e propri partners, capaci (competenti) di dirigere l'azienda e non solo di ricevere l'eredita'. In questo senso il '68 ci ha lasciato solo i "figli (dei fiori)" e senza padri e' difficile diventare padri...