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L’INTERVISTA/ Enrico Mentana: i figli del ’68 stanno lasciando i giovani senza lavoro

ENRICO MENTANA in questa intervista affronta il tema delle giovani generazioni e della cause della loro esclusisone dal mercato del lavoro, che arreca grave danno al futuro del Paese

Enrico Mentana (Infophoto) Enrico Mentana (Infophoto)

«Il destino dei giovani è quello di un Paese. Eppure l’Italia li sacrifica, li esclude». Così esordisce Enrico Mentana in questa intervista a ilsussidiario.net nel commentare i dati sulla disoccupazione giovanile (36,6%) mensilmente diffusi dall’Istat. Non si tratta naturalmente di nulla di nuovo, essendo ormai da diversi anni che la condizione giovanile ha raggiunto numeri abnormi (ricordiamo anche gli oltre 2 milioni di Neet, corrispondente al 21,5% dei giovani tra i 15 e 29 anni). «Ovunque, nel mondo del lavoro, nella politica, nell’università - prosegue il Direttore del Tg La7 - di fronte a loro si organizzano forme di sbarramento e autoprotezione».

Il problema riguarda loro per primi, ma anche il futuro della nostra società ed economia…

Questo è il problema dei problemi: l’assenza di massa di un’intera generazione dal lavoro sta modificando la struttura del nostro modello sociale in modo devastante, benché ancora poco visibile. Da un lato, le aziende non si rinnovano, la società non sfrutta la spinta innovativa - e sanamente competitiva - delle nuove generazioni. Ogni giorno perdiamo posizioni in tutti i settori più innovativi dell’imprenditoria perché i dirigenti non sono in grado di capire le nuove tecnologie come saprebbero fare i nativi digitali.

E loro?

Dall’altro lato, gli stessi giovani non sviluppano la carica antagonista che sempre ha fatto da propellente sul costume, sulla cultura e sulla stessa politica del nostro come degli altri paesi. Questo è il vero impoverimento che stiamo vivendo, e intacca più la nostra sostanza di nazione che il nostro risparmio, più il nostro futuro che il nostro presente.

Che caratteristiche hanno avuto “presente” e “futuro” per la sua generazione?

Una volta il futuro era nostro. Oggi, quelli che dovrebbero ereditarlo non sanno neanche più protestare: ai giovani mancano i riferimenti perché sono costretti a vivere in una società che non è la loro, ma quella dei loro genitori. Privi di punti di contatto con un mondo reale che è loro estraneo, non hanno alcuna forza antagonista, vivono nella società, come in famiglia, come il gatto di casa: a proprio agio, ma senza voce in capitolo. Manca la dialettica tra loro e la società, e questo produce falsi miti da combattere: i cattivi maestri ci sono sempre stati, ma oggi mancano a un’intera categoria sociale gli strumenti per metterli in discussione.

Colpa delle famiglie e della nostra “cultura”, come sostengono alcuni, o del malfunzionamento dell’economia e del nostro sistema di welfare?

In realtà, il problema è profondo e la soluzione non può essere semplice: occorre rivitalizzare la società affrontando due problemi, quello delle competenze da valorizzare e utilizzare, da un lato, e dall’altro, quello di una casta da sradicare. Definitivamente. Tra dieci anni tre quarti dei giovani, che a quel punto non saranno nemmeno più giovani, si saranno trasformati in un’enorme, indistinta generazione di “sfigati” probabilmente sovvenzionati dallo Stato, in un nuovo tipo di Stato assistenziale e plebiscitario. Non è da molto tempo che si è presa coscienza del fatto che le loro aspettative di futuro lavorativo, di condizioni di vita per la prima volta saranno più fosche rispetto a quelle del passato. Trent’anni fa chiunque non fosse stato balbuziente o deficiente poteva fare il giornalista, oggi neanche un plurilaureato ad Harvard è sicuro di farcela, in Italia. E questo vale anche per tante altre cose.

Come le sembra che la politica stia affrontando il problema in questo momento caldo di campagna elettorale?


COMMENTI
14/02/2013 - Teoria fasulla creata ad arte.... (Mariano Belli)

Ma per carità, a parte ambiti lavorativi particolari, è palesemente falso che siano i lavoratori anziani a togliere il posto ai giovani. I giovani, purtroppo, hanno enormi difficoltà perchè il sistema non riesce più a creare posti di lavoro (anzi, li sta perdendo!), tanto è vero che (anche) chi perde il lavoro da anziano ha in pratica lo 0% di possibilità di rientrare nel mercato. E' evidente che, dato che la torta non basta per tutti e che tutti hanno diritto a una fetta (perchè il lavoro è un diritto in una società che si autodefinisce civile e cristiana) la soluzione deve essere ingrandire la torta, piuttosto che togliere fette agli uni per darle agli altri... Soluzione ovvia per creare molti nuovi posti di lavoro : molto meno rigore, per espandere produzione e consumi...certo qualcosa di troppo ostico per bocconiani con il pensiero fisso sui bilanci bancari, e sulla più fasulla delle monete...

 
14/02/2013 - I giovani vi preoccupano...i bambini no? E perchè? (Mariano Belli)

"BRUXELLES (Reuters) - Quasi un terzo dei bambini in Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna sono stati spinti sull'orlo della povertà a causa delle misure di austerità assunte per ridurre il debito pubblico. Lo afferma oggi la Caritas internazionale. L'Italia, insieme ai paesi della zona euro che hanno goduto di prestiti internazionali, sta creando di fatto una generazione di giovani che si alimentano male, col morale basso e poche prospettive di lavoro, mentre il numero di minori a rischio povertà continua a crescere, secondo l'ente di assistenza cattolico, che cita statistiche Ue. "Questa potrebbe essere una formula non per una sola generazione perduta, ma per diverse", ha detto la Caritas."..... Bando alle ipocrisie e alle falsità.....la colpa è della speculazione finanziaria che ha portato alla crisi, a causa anche della follia del rigore per sostenere il Marc...ehm l'Euro. Molti di questi bambini vivono in famiglie con genitori che Mentana, Monti ecc. considerano "anziani" e "usurpatori" di posti di lavoro (magari a scapito di figli "famosi"). Padri di famiglia disposti a tutto pur di difendere i loro posto e i loro figli, siatene certi.

 
11/02/2013 - Questione di eredita' (Anna Alemani)

Apprezzo molto questo articolo soprattutto oggi in cui il "Santo Padre" ha dato segno di sapersi ritirare per fare spazio ai "giovani". Penso tuttavia che la questione vera della nostra generazione sia da ricercare nella mancata capacita' dei nostri genitori di essere "Padri" e cioe' di vedere i figli come veri e propri partners, capaci (competenti) di dirigere l'azienda e non solo di ricevere l'eredita'. In questo senso il '68 ci ha lasciato solo i "figli (dei fiori)" e senza padri e' difficile diventare padri...