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IL CASO/ Così Goya risolve la guerra tra Fiom e Fiat

Una decisione presa dalla dirigenza della Magneti Marelli di Crevalcore contro l’assenteismo ha scatenato la dura reazione della Fiom. Il commento di DANIELE CIRIOLI

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Francisco Goya, pittore spagnolo del Settecento, in un suo famosissimo quadro metteva in guardia l’uomo dai pericoli derivanti dal disuso o dal cattivo uso del proprio intelletto. La mente che ci dà capacità di pensare, voleva dire, è ciò che fa l’uomo diverso da ogni altro essere vivente: è l’essenza stessa dell’uomo ed è ciò che lo frena dall’abbandono sconsiderato agli istinti, senza più distinzione tra bene e male. Questa famosissima tela - peccato che adesso mi sfugga il nome! - mi è tornata in mente nel leggere le recenti vicende tra Fiom e Fiat accadute presso gli stabilimenti della Magneti Marelli a Crevalcore (Bologna).

Ecco l’accaduto. Per contrastare l’assenteismo in azienda (8% rispetto al 3% nazionale), i dirigenti della Magneti Marelli decidono di far vibrare le corde affettive dei lavoratori, affidandosi all’estro creativo. Detto, fatto: nella bacheca aziendale pubblicano una foto della squadra del Bologna che nella stagione calcistica 1963/64 vinse lo scudetto battendo l’Inter. La mitica formazione, però, non è al completo; al centro, infatti, presenta un buco (chiaro ritocco al computer) che toglie il bomber danese Harald Nielsen, capocannoniere con 21 reti, che nel campionato fu la storia del Bologna. A corredo della foto uno slogan: «Ma ti sembra la stessa cosa? Il mitico Bologna non sarebbe stata la grande squadra che conosci senza tutti i suoi giocatori. Questo è l’assenteismo: il non scendere in campo quando la squadra lotta».

Non l’avessero mai fatto! La trovata aziendale, infatti, manda su tutte le furie la Rsa aziendale che, sulla pagina Facebook, scatena la polemica. «Hanno fatto uso immorale delle foto storiche del Bologna (…)» è il commento a caldo che innesca a cascata il dibattito. Dalla mischia non si tiene fuori la Fiom di Bologna che, contagiata dalla vena creativa, così apostrofa l’accaduto: «Innegabilmente la dirigenza Fiat sa sempre come farsi apprezzare dalle maestranze e con la sobrietà che le è consueta trova comunque il modo per far parlare di sé anche qui da noi. In ogni modo, per migliorare la disciplina interna e la produttività si potrebbe consigliare ai capetti della Marelli di rinverdire qualche troppo frettolosamente dimenticata tortura medievale: la vergine di Norimberga, il pozzo rasoio, o la ruota. Tra le altre cose sembra inoltre che il nuovo contratto specifico Fiat firmato da Fim e Uilm preveda lo ius primae noctis per le nuove assunte».

Non trovo le parole adatte per un commento, ma la vicenda si autoreferenzia da sola. Accostare l’esortazione dell’azienda a “fare squadra” alle antiche “torture medievali”, come ha fatto la Fiom di Bologna, non è soltanto un assurdo paragone tra fatti e realtà totalmente differenti, ma soprattutto un oltraggio alle vittime di quelle torture (quand’anche fossero, come talvolta sono, soltanto il frutto di miti o leggende). Peggio è poi quel volgare riferimento alle «nuove assunte», che rischierebbero uno ius primae noctis per colpa di un accordo firmato dal resto degli attori del mondo del lavoro e delle relazioni industriali, ma non dalla Fiom: semplicemente una trovata per celebrare il proprio essere migliore degli altri (Fim e Uilm)?