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PENSIONI/ Campiglio: da Hollande uno "schiaffo" all’Italia dei vecchi

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Penso che si possa parlare di una sorta di patto sociale volto a sistemare i conti con molta cautela, senza determinare sconquassamenti sociali. Prevedibilmente, sarà graduale, e ci saranno degli aggiustamenti in corso. La riforma  non sarà traumatica.  

 

In Italia, invece, lo è stata?

Decisamente. Abbiamo innalzato l’età pensionabile di moltissimo, mentre l’adeguamento al costo della vita era già stato bloccato ai tempi di Tremonti. Abbiamo di fronte un periodo di transizione che sarà in parte attutito dagli scambi interni tra genitori e figli. Quando, tuttavia, inizieranno ad arrivare le prime pensioni di coloro che, adesso, hanno intorno ai 25-30 anni, saranno dolori.

 

Perché?

Chi ha fatto la riforma, sapendo che comporterà pensioni decisamente più ridotte, si è convinto che i giovani sarebbero andati in massa dagli assicuratori privati, per aprirsi una posizione previdenziale integrativa. Ovviamente, lo hanno fatto in pochissimi. Il legislatore non ha tenuto conto del fatto che un’operazione del genere, per un giovane che, spesso, non guadagna più di mille euro al mese, non è sostenibile. Arriveremo al punto che le pensioni medie (e non quelle minime!) si aggireranno sui 500-600 euro al mese. In sostanza, la riforma è un monumento alla contraddizioni logiche di sistema. Una tra le tante. Ci stanno spiegando, per esempio, che il mondo lavorativo in cui viviamo deve andare incontro a una sempre maggiore flessibilità. Peccato che alle banche, di questa teoria, non importi nulla. E non concederanno mai un prestito a un giovane con un contratto a termine.

 

(Paolo Nessi)

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