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Lavoro

L’INTERVISTA/ Treu (Pd): vi spiego perché Fornero e articolo 18 non si toccano

Per TIZIANO TREU, per dare risposte al mercato del lavoro bisogna intervenire sulle politiche attive, la partecipazione dei lavoratori all’impresa e la rappresentatività del sindacato

Tiziano Treu (Infophoto)Tiziano Treu (Infophoto)

«La riforma Fornero non si tocca, per dare risposte al mercato del lavoro dobbiamo aggiungere sei punti: le politiche attive, la partecipazione dei lavoratori all’impresa, la rappresentatività del sindacato, gli ammortizzatori sociali, l’apprendistato e il sostegno a giovani e donne». Sono le proposte di Tiziano Treu, senatore del Pd ed ex ministro del Lavoro, intervistato da ilsussidiario.net.

Per quale motivo ritiene che la riforma Fornero non vada cancellata né modificata?

Per evitare di rimettere in discussione quanto si è fatto finora. Uno dei vizi degli ultimi anni è che a ogni cambio di governo si disfaceva quanto era stato realizzato da quello precedente. Così non si va da nessuna parte e si dà l’impressione di un’Italia poco seria.

La riforma Fornero può essere quantomeno migliorata?

Certamente. Vanno perfezionati alcuni aspetti, a partire dalle politiche attive sul lavoro che sono fondamentali anche per massimizzare le opportunità di occupazione. Questa è già una delega della legge Fornero, che non è stata attuata perché c’era poco tempo e le Regioni non si erano messe d’accordo. Le politiche attive sul lavoro, cioè i servizi all’impiego e la formazione continua, finora sono state deboli.

Che cosa propone per quanto riguarda la partecipazione dei lavoratori nell’impresa?

Anche questa è un’altra delega della legge Fornero che va attuata, anche perché rappresenta un punto che anche l’Europa ci chiede. Tra l’altro lo avevamo concordato a larga maggioranza e contribuirebbe a migliorare il clima delle relazioni industriali.

In che modo si può chiarire la questione della rappresentatività del sindacato?

Ci sono disegni di legge già presentati su questo punto, perché l’attuale situazione è molto conflittuale come dimostrano tutte le questioni su Fiom e Fiat. Occorre dare seguito all’accordo inter-confederale, che stabilisce quali sono i criteri di rappresentatività come già avviene peraltro nel pubblico impiego.

In che modo si possono conciliare ammortizzatori sociali ed equilibrio di bilancio?

Gli ammortizzatori sociali per le persone più deboli vanno rafforzati. La riforma Fornero ha già compiuto dei passi avanti, ma i precari non hanno nessuna tutela. Ce lo chiede anche l’Europa, anche se rispetto ai tre punti precedenti questo ha il difetto di essere costoso. Bisogna fare i conti con i bilanci, ma se vogliamo essere europei in un momento di crisi bisogna garantire una qualche protezione a tutti, anche ai più deboli. Un aiuto può venire dai fondi interprofessionali e delle parti secondo il principio di sussidiarietà.

Come si può intervenire sull’apprendistato?