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Lavoro

IDEE/ Andrea Ichino: meno tasse sul lavoro delle donne per aiutare le famiglie

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Se a Scelta Civica verrà concesso di governare e in particolare di realizzare la detassazione selettiva del lavoro femminile, dopo una adeguata sperimentazione che consenta di calibrare i parametri della proposta (e solo una sperimentazione può dirci quali sono i parametri ottimali), credo che l’obiettivo di Lisbona (60% di occupazione femminile) sia tutt’altro che irraggiungibile.  Del resto il Paese sta andando già da solo in quella direzione, almeno per quel che riguarda le nuove generazioni: la detassazione selettiva serve solo ad accelerare il processo. Ma può fare anche di più, perché può servire a favorire le carriere delle donne.  Il problema dell’occupazione femminile non è solo un problema di numero di donne occupate, ma anche di qualità e di carriera. L’incentivo fiscale consentirebbe alle donne di competere ad armi pari con gli uomini nelle promozioni.

 

Repubblica rimprovera a Monti, e di conseguenza anche alla sua proposta, di non investire socialmente e di non rispondere al lavoro sommerso, suggerendo non di detassare il lavoro femminile ma di facilitare la detrazione dei costi dei servizi di cura. Lei cosa risponde?

 

Purtroppo l’agenda Monti propone anche misure relative ai servizi di cura “per le lavoratrici madri” che non condivido. Il problema non è di dare alle “sole” donne lo strumento per conciliare la famiglia col lavoro, perché questo vuol dire avere dato per scontato che siano le donne a doversi occupare dei problemi della casa. È difficile credere che il problema sia davvero la carenza di servizi (pubblici) di cura. In paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna e altri ancora, questi servizi mancano più che da noi, eppure i tassi di occupazione femminile sono maggiori dei nostri. Lo sono perché i compiti di cura sono distribuiti in modo più equilibrato tra i membri delle coppie e le famiglie hanno maggiori risorse economiche per poter comprare i servizi di cura sul mercato. La tassazione differenziata per genere aumenta le risorse a disposizione delle famiglie (perché mediamente sono tassate meno) e quindi consente di chiedere maggiori servizi al mercato, cosa che indirettamente accresce anche la domanda di lavoro femminile.

 

Perché non possono essere i servizi di cura a risolvere il problema?

 

Nei paesi scandinavi dove lo Stato offre servizi di cura in abbondanza, i tassi di occupazione femminile sono elevati, ma si osserva anche una forte segregazione occupazionale per genere. Il motivo è che in un mondo in cui sono le donne a doversi occupare prevalentemente dei figli, gli asili nido consentono loro di lavorare, ma solo in impieghi compatibili con l’accompagnare e riprendere i figli a ore precise e stare con loro quando sono malati. Chiunque abbia figli sa che gli asili nido risolvono solo parzialmente le difficoltà di conciliazione dell’attività di genitori con il lavoro. In ogni caso pensare ai servizi pubblici di cura come una soluzione per l’occupazione femminile significa dare per scontato che debbano essere le donne, e non gli uomini, a curarsi dei figli, degli anziani e della casa. Vuol dire usare l’aspirina per curare il sintomo, invece di andare a toccare l’origine del problema, che è lo squilibrio dei compiti familiari tra donne e uomini in famiglia. Proprio su questo squilibrio agisce, nel lungo periodo, la tassazione differenziata per genere.

 

(Giuseppe Sabella)

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