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L’INTERVISTA/ Ichino: con Monti una riforma del lavoro "anti" Cgil (e Fornero)

Pietro Ichino (InfoPhoto) Pietro Ichino (InfoPhoto)

Appunto: completare la riforma, mettendo a disposizione delle imprese e dei lavoratori un modello di rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato più semplice e flessibile, e meno costoso, che consenta la regolarizzazione di centinaia di migliaia di collaborazioni autonome continuative fasulle, senza uno shock di costo e di rigidità per le imprese. E sviluppare i buoni servizi nel mercato del lavoro, puntando soprattutto su quelli di outplacement. La sicurezza economica e professionale dei lavoratori va costruita nel mercato, non con l’ingessatura del posto di lavoro.

 

Dopo le dichiarazioni di Monti nei confronti della Cgil, il sindacato dovrebbe fare qualcosa per evitare ulteriori scontri?

Non sta scritto da nessuna parte che il sindacato debba condividere le idee e i progetti di politica economica e del lavoro del Governo. Il punto è solo che il sindacato non deve poter esercitare un potere di veto.

 

Cosa pensa invece dell’agenda Bersani-Fassina?

A dire il vero, non ho capito bene quale sia oggi la politica del lavoro del Pd. Per esempio, non vedo molti punti di contatto, su questo terreno, tra Carlo Dell’Aringa e Stefano Fassina; oppure tra Cesare Damiano e Giampaolo Galli.

 

Con uno scontro così ruvido, come si potrà trovare una direzione chiara e un equilibrio duraturo?

La direzione sarà quella che gli elettori decideranno. Se da queste elezioni il nuovo polo europeista e riformatore che sta nascendo intorno a Monti uscirà con un largo consenso, questo rafforzerà la componente veramente europeista e riformatrice che c’è anche dentro il Pd e, spero, nel Pdl.

 

Come giudica la cosiddetta Agenda Squinzi?

Nel complesso bene. Mi sembrano tutte idee molto ragionevoli, compresa quella di un incentivo fiscale all’aumento contrattato degli orari di lavoro di un’ora circa alla settimana: sbaglia di grosso chi pensa che questa misura abbia un effetto negativo sui livelli occupazionali.

 

Quindi il Piano del Lavoro presentato dalla Camusso non la convince?

Come ho detto in precedenza, l’idea che il problema della crescita in Italia si possa risolvere creando occasioni di lavoro con un aumento della spesa pubblica mi sembra sbagliata in sé. E oltretutto politicamente molto debole.

 

(Claudio Perlini)

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COMMENTI
11/02/2013 - buon lavoro prof. (Emilio Colombo)

Spero che Ichino venga eletto e abbia miglior fortuna di tanti altri che lo hanno preceduto. il fatto che sia uscito dal PD mi pare già dica molto sul "riformismo" della sinistra italiana. Non parliamo del sindacato di sinista, che statisticamente mi pare difenda solo se stesso, i pensionati e il pubblico impiego, a scapito di tutti gli altri dipendenti e non che pagano. Quanti dipendenti nel settore privato si sono persi in qs. anni e quanti costi pubblici sono stati causa di una pressione fiscale devastante sul sistema produttivo italiano? senza parlare della intoccabilità della burocrazia italiana e le solite cose arcinote e tabù, cui nemmeno monti ha potuto mettere mano, vedi legge fornero.