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L’INTERVISTA/ Ichino: con Monti una riforma del lavoro "anti" Cgil (e Fornero)

Lo scontro con la Cgil, le modifiche alla riforma del mercato del lavoro e gli interventi per l'occupazione, giovanile e non. PIETRO ICHINO illustra il suo piano presentato a Monti

Pietro Ichino (InfoPhoto) Pietro Ichino (InfoPhoto)

Incentivi fiscali e contributivi all’assunzione degli under 30, aumento della percentuale di donne nel mercato del lavoro dal 46 al 60 per cento, incentivazione economica e normativa del lavoro degli ultracinquantenni. Sono queste le maggiori “misure straordinarie” elaborate da Pietro Ichino, candidato per la lista Scelta civica con Monti. «Una cosa è certa - dice il senatore ex Pd a ilsussidiario.net a proposito del recente braccio di ferro tra il presidente del Consiglio uscente e il sindacato di Susanna Camusso -: quello che la Cgil propone per rimettere in moto l’Italia è lontanissimo da quello che propone Monti».

Come mai?

La Cgil vede nella spesa pubblica non il nostro problema principale, ma la soluzione di tutti o quasi i nostri guai. Monti, al contrario, indica come leve prioritarie su cui agire la riduzione del carico fiscale su lavoro e impresa e l’apertura del Paese agli investimenti stranieri.

Riguardo alla riforma del lavoro, quanto il Monti “tecnico” dovette scendere a compromessi con Cgil e Pd e modificare la propria idea originale?

Rispetto al progetto originario di sperimentazione che il Governo aveva proposto inizialmente alla Parti sociali, nel gennaio 2012, la riforma si è rivelata molto meno incisiva. E anche un po’ troppo astrusa. La legge Fornero, però, è comunque un primo passo rilevante nella direzione giusta, sia sul terreno degli ammortizzatori sociali, sia su quello della disciplina dei licenziamenti.

Cosa farà invece il Monti “politico”? Andrà dritto al suo obiettivo o dovrà comunque fare i conti col sindacato?

Dipende ovviamente dal quadro politico e dal consenso elettorale che saprà raccogliere. I conti con il sindacato, comunque, vanno sempre fatti: anche quando il Governo non ha una visione comune con il sindacato circa gli obiettivi da raggiungere e i vincoli da rispettare. L’importante è che, quando questa visione comune non c’è, non si riconosca al sindacato un potere di veto sulle politiche del Governo.

Cosa bisogna effettivamente modificare della riforma?

Innanzitutto la scrittura: è una legge illeggibile per chi la deve applicare. E si aggiunge a troppe altre leggi illeggibili. Abbiamo bisogno di un Codice del lavoro semplificato, che dica in modo chiaro e semplice, in una sessantina di articoli, tutto quello che oggi è detto in duemila pagine di legislazione di fonte nazionale: ipertrofica, disorganica, incomprensibile persino per gli esperti della materia. Poi c’è anche qualche correzione di contenuto da fare: per esempio, va tolta la norma sull’aumento della contribuzione previdenziale per i lavoratori autonomi veri, va semplificata molto quella che intende contrastare le dimissioni in bianco. Ma, soprattutto, la riforma va completata.

Quali sono i punti principali del piano che lei ha presentato a Monti?


COMMENTI
11/02/2013 - buon lavoro prof. (Emilio Colombo)

Spero che Ichino venga eletto e abbia miglior fortuna di tanti altri che lo hanno preceduto. il fatto che sia uscito dal PD mi pare già dica molto sul "riformismo" della sinistra italiana. Non parliamo del sindacato di sinista, che statisticamente mi pare difenda solo se stesso, i pensionati e il pubblico impiego, a scapito di tutti gli altri dipendenti e non che pagano. Quanti dipendenti nel settore privato si sono persi in qs. anni e quanti costi pubblici sono stati causa di una pressione fiscale devastante sul sistema produttivo italiano? senza parlare della intoccabilità della burocrazia italiana e le solite cose arcinote e tabù, cui nemmeno monti ha potuto mettere mano, vedi legge fornero.