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L’INTERVISTA/ Colli-Lanzi (Gi Group): ecco come possiamo "salvare" la riforma Fornero

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Lo Stato deve chiarire quali azioni pubbliche deve fare attraverso le regioni, in che modo, con quanti soldi, con quali iniziative, in quale modo gestire il rapporto pubblico-privato, determinando quale tipo di governance se più nazionale o più regionale: c’è bisogno di una posizione che vada oltre i tentativi fatti dalle singole regioni, non c’è un’azione sistematica convinta. Quello che non possiamo più permettere è il perdurare del mercato duale, di chi è garantito e di chi non lo è per niente. Dobbiamo renderci conto che c’è una forma di flessibilità buona, cosa che manca negli schemi mentali di chi opera e, anche, dell’ultimo Ministro. La flessibilità è cattiva nel momento in cui la persona è abbandonata a sé stessa, non ha un supporto. La somministrazione gestita dalle Agenzie è una forma di flessibilità buona, che può rispondere alla precarizzazione del lavoro e al mercato duale.

 

Le Agenzie possono quindi essere un “incubatore della precarietà” e porsi come soggetti attivi del nuovo welfare?

Sì. Accentrare sulle Agenzie il lavoro non stabile, a cui la somministrazione può rispondere, sarebbe anche molto vantaggioso dal punto di vista del controllo e del monitoraggio della qualità: le agenzie autorizzate sono circa 80 in Italia, monitorare 80 soggetti che collocano e ricollocano (e i loro utenti) è una cosa molto semplice.

 

Quali criticità per compiere questo salto?

In primis bisogna appunto riconoscere che c’è una forma di flessibilità buona. In secondo luogo, c’è un conflitto di interessi che prima o poi bisognerà affrontare.

 

Quale?

I lavoratori somministrati dall’Agenzia sono seguiti dal sindacato dei lavoratori somministrati. Quando vanno a lavorare presso l’azienda dove sono somministrati, i lavoratori dell’azienda sono gestiti dal Sindacato di categoria. Chi fa il contratto aziendale? L’azienda con il sindacato di categoria, il quale tende a difendere gli interessi dei suoi iscritti rispetto agli iscritti dell’altra categoria. Per questo, il sindacato, il cui lavoro è promuovere l’utilizzo di strumenti più sicuri come la somministrazione, tende a propendere per il contratto a tempo determinato.

 

Come uscire da questa empasse?

Si tratta di un problema di governance. Qui ci vuole una legge forte. In assenza di una legge forte, sul piano della contrattazione si rischia di perdere la partita prima ancora di giocarla…

 

(Giuseppe Sabella)

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