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Ora serve una strategia per creare davvero nuova occupazione

Quali i provvedimenti utili a completare la riforma Fornero? L'opinione di STEFANO COLLI LANZI, amministratore delegato di Gi Group e Presidente Gi Group Academy

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Nel recente rapporto “Going for Growth 2013” l’Ocse invita con forza l’Italia a proseguire la Riforma del lavoro, potremmo dire a “completarla”. A questo fine fornisce anche due indicazioni: da una parte sarebbe utile rendere più flessibili le assunzioni e i licenziamenti e, in second’ordine, intervenire sull’enorme dualismo del nostro mercato, che  - tutelando eccessivamente il posto di lavoro - di fatto ostacola una distribuzione efficiente della forza lavoro, finendo per impedire il necessario miglioramento della produttività del nostro sistema,  a tutto discapito di lavoratori e imprese.

Temi, questi, che più volte abbiamo indicato come fondamentali per un miglioramento del mercato del lavoro e una ripresa dell’occupazione nel nostro Paese. Tuttavia, soprattutto in questa fase delicata di vigilia delle elezioni, occorre chiedere alle forze del governo che verrà di porre in atto una strategia più completa; in caso contrario nemmeno i suggerimenti dell’Ocse potranno aiutarci a uscire dalla situazione critica in cui ci troviamo. Per creare maggiore occupazione occorrono, infatti, almeno tre fattori: vediamo quali.

In primis, serve una reale crescita dell’economia del nostro Paese, non solo del mercato del lavoro. Occorre dunque dare chiari stimoli alla politica economica: input selettivi, che tengano conto delle singole situazioni e che siano finalizzati a sviluppare nuova e reale occupazione; capaci, cioè, di attivare nel breve iniziative in grado di generare valore per tutti anche nel medio e lungo termine.

Scavare e riempire buche o  - che è più o meno lo stesso - inventarsi nuovi posti pubblici improduttivi, oggi è quanto mai pericoloso: visto che ci troviamo nella condizione di dover buttare della carta sul fuoco per riattivare l’economia anche con stimoli di breve termine, occorre però privilegiare le iniziative che non si esauriscono subito ma che risultano più in grado di contribuire anche a una generazione di valore duratura nel tempo. Si apre a questo proposito un’importante verifica da svolgere con attenzione sulle ricette proposte da più parti: in estrema sintesi, infatti, Confindustria spinge perché vengano concessi incentivi alle imprese, mentre la Cgil chiede che vengano assunti nuovi - non si sa quanto utili - dipendenti pubblici.

Nessuna ricetta può oggi considerarsi di per sé buona: occorre piuttosto valutare a quali condizioni e per quali obiettivi si debbano concedere eventuali risorse e scegliere con attenzione chi si impegna, in modo preciso, a farle fruttare nel tempo per il bene di tutti. In secondo luogo, è fondamentale spostare la tassazione, purtroppo necessaria per tenere in piedi  il funzionamento dello Stato, dal lavoro ad altre fonti. Le imposte sul lavoro vanno alleggerite, sia per le persone che per l’impresa. Occorre assumersi la responsabilità di fare delle scelte precise; decidere, cioè, come usare le poche risorse disponibili nel modo migliore: ad esempio, riducendo il cuneo fiscale, eliminando il più possibile il costo del lavoro dall’imponibile Irap, facendo tutto il possibile per migliorare la retribuzione netta delle persone.

Infine, come sottolinea proprio il rapporto “Going for Growth 2013”, occorre far funzionare meglio il nostro mercato del lavoro. Come? Prendendo sul serio le istanze sollevate dall’Ocse e da noi più volte indicate.