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Lavoro

IL CASO/ Quando basta un “pensiero” a creare lavoro

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In questo contesto, emergono effetti importanti in termini d’esigenze di flessibilità, intesa come capacità mentale e comportamentale di adattamento e di perseguimento efficace della produttività. La flessibilità mentale e comportamentale dipende, infatti, soprattutto dall’abilità delle persone di apprendere nell’intero arco della loro vita (lifelong learning), generando nuova conoscenza e modelli organizzativi in grado di valorizzarla (learning organization). La flessibilità, e in particolare il pensiero flessibile, si può esemplificare nella capacità d’innovazione generata dalla persona, nell’adattamento alle nuove realtà dinamiche del cambiamento, nella capacità di creare e di imparare da successi e insuccessi. Infine, la capacità di concretizzare, di trasformare un’idea in un prodotto o un servizio. 

Il pensiero flessibile, quale capacità di pensare utilizzando tutti gli strumenti cognitivi a disposizione della persona, ricorrendo a categorie diverse in funzione degli interlocutori e delle situazioni, determina la soluzione dei problemi complessi, ovvero quelli caratterizzati da un insieme di fatti e informazioni apparentemente non correlati tra loro e che richiedono l’applicazione degli strumenti logici e di analisi critica, ma anche intuitivi ed emotivi per la gestione efficace della complessità relazionale. Il pensiero flessibile rappresenta il vero link tra il capitale umano e il capitale finanziario, in quanto mostra la capacità di realizzare prodotti o servizi da idee e processi, generando valore per l’impresa.

Nella convinzione che la mente umana sia il punto di partenza e di arrivo di ogni innovazione, sarà decisivo per battere la precarietà, mettere in atto un appropriato assetto formativo sul pensiero flessibile, superando il management skill shortage su questa importante competenza per lo sviluppo di una nuova economia guidata dalla conoscenza connettiva.

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