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IL CASO/ Senza Governo, l’Italia ha ancora il Papa per battere la disoccupazione

Benedetto XVI (Infophoto) Benedetto XVI (Infophoto)

In una delle encicliche che papa Benedetto ha emesso per la sua Chiesa, segnatamente nella Caritas in veritate, leggiamo che «accanto al bene individuale, c’è un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune. È il bene di quel “noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale. Non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene. Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall’altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città».

Ora, le esigenze sono le stesse? Sì. Se di economia pura, macro o micro che sia, dicono meglio gli economisti, sul lavoro mi azzarderei a dire qualcosa anche io. Proprio in una confusione che le elezioni politiche non hanno risolto, devono restare saldamente fermi gli obiettivi dell’occupabilità e della modernizzazione del mercato del lavoro; e fermi, soprattutto, gli strumenti per realizzarli: modelli flessibili di contrattazione, tra le Parti sociali e con gli stessi lavoratori, che guardino al bene comune (nell’accezione richiamata del termine) e quindi al bene del Paese. Non si scappa.

 

In collaborazione con www.amicimarcobiagi.com

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