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FIAT/ I 19 operai Fiom di Pomigliano fanno fare “autogol” a Marchionne

L'interno dello stabilimento di Pomigliano L'interno dello stabilimento di Pomigliano

Al di là della verità processuale, ciò che emerge piuttosto chiaramente è che non c’è un grande feeling tra Fiat e Fiom. In realtà però il problema è abbastanza complesso e va oltre il contenzioso sui 19 lavoratori. La difficoltà è tracciare il discrimine tra una dialettica anche dura di scontro nei rapporti sindacali e i comportamenti antisindacali o discriminatori nei confronti delle persone.

In un anno Fiom ha perso quasi 2mila iscritti. E’ la dimostrazione del fatto che lo scontro non paga?

La Fiom, pur costituendo un sindacato di grande tradizione e con elementi molto preparati, è ormai un po’ fuori dal tempo. La realtà è davvero cambiata e alcune battaglie non hanno più senso. Lo scontro non paga per nessuno, assumere sempre atteggiamenti di tipo massimalista non fa bene innanzitutto agli stessi lavoratori. Ogni tanto è necessario fare squadra con il datore di lavoro, ed è a questo livello il principale problema di mentalità della Cgil. Non sempre il datore di lavoro è il nemico, tenerne conto fa bene a tutti. Anche il diverso atteggiamento dei lavoratori Chrysler all’interno del Gruppo Fiat è un’indicazione abbastanza chiara.

Che cosa ci può insegnare il comportamento degli operai americani di Chrysler?

Il fatto che è bene che tutti comincino a capire che bisogna sedersi a un tavolo e trovare dei punti di incontro comuni. L’impresa deve andare bene, altrimenti fa male anche ai lavoratori. Restano fermi ovviamente dei limiti invalicabili di dignità della persona dei quali va tenuto conto. Da questo punto di vista quello delle organizzazioni sindacali rimane un compito essenziale. Gli interessi dell’azienda vanno bilanciati con quelli dei lavoratori, e la dignità della persona non ha prezzo.

 

(Pietro Vernizzi)

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