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IL CASO/ Così l’Italia "regala" giovani e innovazione all’estero

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In secondo luogo, abbiamo bisogno di una maggiore combinazione tra scuola-lavoro: questo renderebbe più efficaci i percorsi formativi e crescerebbe la confidenza col lavoro da parte dei ragazzi. Necessitiamo inoltre di più innovazione, ricerca e sviluppo: sono proprio questi settori che fanno crescere l’economia e dove il capitale umano dei giovani può essere meglio speso. Questo crea chiaramente un circuito virtuoso: crea occupazione per i giovani e cresce la competitività del Paese. I paesi europei che più investono nell’innovazione sono quelli più virtuosi nell’occupazione giovanile e quelli che attirano più giovani dagli altri paesi.

 

Secondo lei, il sistema di welfare italiano è in grado di compiere questo salto in avanti?

È in atto un ripensamento del welfare, che sta attivando tutte le risorse che ha sul territorio. Al momento però abbiamo il pubblico che si sta ritraendo, mentre dovrebbe essere il regista di questo welfare-mix e coordinare/monitorare l’offerta complessiva. La combinazione di pubblico e privato è fondamentale, ma purtroppo avviene solo occasionalmente, al di là del dinamismo delle realtà locali. Manca una visione unitaria che permetta di identificare priorità e obiettivi. Solo questo permetterà di non fare interventi marginali ma di affrontare il problema in modo sistematico e strutturato.

 

(Giuseppe Sabella)

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COMMENTI
11/02/2013 - le analisi culturali si sprecano su qs temi, ormai (Emilio Colombo)

Perchè mai istintivamente a me viene da pensare che il problema dei giovani sia dovuto anche all'assenza di adulti in grado di testimoniare una passione reale e concreta x l'esistenza? il Papa stesso ci ha ricordato che il problema dei giovani oggi non sta nel DNA (per ora si nasce ancora senza modificazioni genetiche) ma si cresce in un certo contesto, fatto di adulti, mediante l'assimilazione di valori ed esperienze, per osmosi, oltre che per apprendimento. L'unica cosa che abbonda oggi è il nichilismo e il cinismo, quindi per cosa varrebbe la pena impegnarsi? Per tracciare una retta precisa occorrono 2 punti. Se io sono un punto nell'universo, qual è il secondo punto (prima o dopo di me) che mi permette di tracciare la retta della mia vita in una direzione che abbia un senso vero? Consiglio la lettura di Risè sulla distruzione della figura del padre nella ns. società, specie dopo il 68, per usare il solito "luogo comune".

 
04/02/2013 - commento (francesco taddei)

il Prof. Rosina dovrebbe meglio specificare le differenze tra le nostre università e quelle per esempio (senza andare troppo lontano) della svizzera, in tema di selezione dei ricercatori e la loro valutazione e nella conseguente raccolta e gestione delle risorse. sarebbe utile una profonda riflessione sull'ideologia egualitarista e antisviluppista portata avanti dal sindacalismo italiano e, io credo, anche nei rapporti chiesa-stato-società.