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IL CASO/ Università e lavoro, un “flop” che non c’entra con Fabrizio Corona

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Molte università e istituzioni scolastiche si rifiutano di aggiornare la didattica e le metodologie di insegnamento. Il personale docente non sempre sa adattare i percorsi teorici alle reali esigenze del mercato. Ho potuto constatare personalmente che in molti istituti, fatte le dovute, lodevoli eccezioni, l’autoreferenzialità regna sovrana. Mi sono offerto più volte, entrando in contatto con docenti di varie materie, di insegnare gratuitamente i fondamenti della Meritocrazia, di portare agli studenti esempi concreti per supportare l’imminente ricerca del primo lavoro. In risposta sono state rarissime le iniziative concrete, volte a migliorare l’efficacia dei programmi e degli insegnamenti: l’unica preoccupazione è quella di salvaguardare il posto di lavoro, di salvare i finanziamenti e gli equilibri politici.

L’istruzione deve garantire degli insegnamenti importanti da un punto di vista qualitativo. Non servono altri docenti o più finanziamenti, se prima non si attua una vera e propria rivoluzione delle metodologie di insegnamento e dei contenuti erogati dalla didattica. La base scolastica dovrebbe partire dall’insegnamento del merito come concetto etico - ideale ma non irrealizzabile - e come leva per la competizione economica.

Non si può più prescindere dall’utilizzo del web e degli strumenti digitali per l’insegnamento. I metodi didattici dovrebbero privilegiare la costruzione del sapere, il dibattito e la comunicazione rispetto alla solita lezione frontale, dando agli studenti un ruolo più attivo. Servono più competenze tecniche, ma soprattutto più “scienze della vita”. Bisogna insegnare l’etica del merito e del rispetto delle regole, proponendola come componente civica e dinamica di una società sana.

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