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CASSA INTEGRAZIONE/ Un “boom” che sarà superato dall’Aspi

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Secondo i calcoli fatti al ministero, sì. La riforma dovrebbe addirittura determinare qualche guadagno. Alcuni lavoratori prenderanno meno di prima. In ogni caso, affinché il disegno sia completo, manca la componente relativa alle politiche attive. Il problema è che esse determinano maggiore spesa.

Eppure, i centri per l’impiego pubblici, pur essendo inefficienti, drenano parecchie risorse.

Si tratta, per la maggior parte, di risorse destinate al personale. Il problema è che arriviamo da un sistema in cui, fino a prima degli anni ’90, esistevano solo i centri pubblici. Quella grossa struttura è stata smontata da un punto di vista normativo, ma il personale è rimasto lo stesso. Si dovrebbe utilizzare quelle professionalità, e ce ne sono di valide, per fare politiche attive in maniera più fantasiosa e attenta alle esigenze del territorio. La mancanza di risposta degli ultimi 20 anni è una grave colpa della politica.

Crede che le rigidità della riforma Fornero abbiano inciso sull’aumento del numero di ore di cassa integrazione?

E’ già previsto che un’azienda che utilizza la cassa integrazione non possa assumere nuovo personale. Tuttavia, non è escluso che, con l’aumento dell’età pensionabile, alcune imprese, per snellire la propria mole di occupazione, possano prevede misure di questo genere. Il ragionamento, ovviamente, vale esclusivamente per la grandi imprese, le uniche che hanno margini di manovra per effettuare queste minuzie e strategie. 

 

(Paolo Nessi)

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