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Lavoro

IDEE/ Una "guida" per far crescere lavoro e imprese

Il motore che muove un'impresa non è alimentato solo dalle relazioni con gli stakeholders. FRANCESCO SANSONE invita a rivalutare l'importanza del rapporto tra datore di lavoro e impiegato

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Nel contesto di complessità e incertezza nel quale ci troviamo è necessario poter contare su leader autentici, responsabili, agili, flessibili e innovativi. Per realizzare il cambiamento c’è bisogno in ogni ambito di leader dotati di una visione chiara delle competence attitude, atteggiamenti e virtù da mettere al servizio della comunità per il bene comune. Le persone dotate di leadership responsabile operano perseguendo con determinazione una visione quale valore aggiunto nell’impresa nel lungo periodo, ispirando i collaboratori nella medesima direzione.

Tale approccio deve essere necessariamente fondato sulla concezione dell’impresa quale “comunità di persone”, che costituiscono il principale fattore di successo e asset strategico aziendale. Le radici della leadership responsabile sono da ricercare nelle teorie della responsabilità sociale d’impresa, dove il ruolo di quest’ultima assume il ruolo di agente positivo di cambiamento a livello globale.

Per guidare le imprese, la società e gli individui verso tali obiettivi appare chiara l’esigenza di uno stile di guida che non può essere quello autoritario, tayloristico o fordiano, concepiti solo come espressione della propria autoaffermazione e della propria autorità agli inizi del ‘900, ma uno stile, quello della “servant leadership”, al servizio del prossimo, dove l’essere servitori degli altri è di esempio e stimolo.

Il valore di un leader si misura infatti sulla base dell’impegno volto a scoprire e a far emergere le capacità dei propri collaboratori. Essere leader comporta anzitutto esserlo per se stessi; dire sì a se stessi è il presupposto per far dire sì ai propri collaboratori. Ma ciò comporta anche il dovere dell’umiltà.

L’umiltà può essere rappresentata in due aspetti: da un lato consiste nell’essere più severi con se stessi e meno con gli altri, poiché ognuno conosce le motivazioni e i fini del proprio agire, ma non quelli degli altri; dall’altro, è la disponibilità ad abbandonare le proprie legittime pretese a favore di quelle dei diversi portatori d’interessi: stakeholders. La Responsabilità sociale d’impresa distingue sei diverse categorie di stakeholders (azionisti, clienti, dipendenti, ambiente, fornitori, comunità) e ritiene decisivo per un approccio responsabile che le imprese debbano considerare stakeholders rilevanti anche i dipendenti, in quanto i fattori umani e relazionali sono tra le leve di maggior successo.