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Lavoro

REDDITO DI CITTADINANZA/ I "buchi" nella proposta di Beppe Grillo

Beppe Grillo (InfoPhoto)Beppe Grillo (InfoPhoto)

Nella pratica, sappiamo tutti che in Italia abbiamo disoccupati e disoccupati; nonostante la crisi, c’è sia la persona che perde il lavoro perché la sua fabbrica chiude e si trova drammaticamente per strada e sia la persona che è a spasso e usa la crisi come giustificazione. Ancora: qualcuno dovrebbe spiegarmi per quale ragione, se senza un lavoro lo Stato mi passa 1.000 euro, io studente, io operaio, io impiegato o chicchessia dovrei sbattermi per un lavoro che - specie all’inizio e specie in questo tempo di crisi - potrebbe nemmeno arrivare a retribuirmi quel tot?! La filosofia del reddito minimo garantito non mi piace non perché interviene positivamente in situazioni di bisogno -sarebbe impensabile - ma perché intrinsecamente induce a rimanere in uno stato di bisogno piuttosto che a volerne uscire con tutte le proprie forze.

Se guardiamo all’esistente, oggi in Italia si risponde alla stessa ratio che anima la proposta grillina con una serie di strumenti diversi, i quali possono essere comodamente esaminati leggendo il sito dell’Inps, a cui rimando, per avere un autorevole, utile e ufficiale spiegazione in merito. Quello che mi preme sottolineare, più che le caratteristiche specifiche delle singole misure, è piuttosto la generale limitazione di ognuna di esse a una data categoria di cittadini; rispetto a questo, un sussidio generalizzato può a mio avviso colmare quel suo ontologico gap di responsabilizzazione dell’individuo solo se erogato in periodi in cui l’economia è prospera e se esiste un efficace meccanismo di controllo del sistema. Condizioni che entrambe non mi sembrano dipingere in modo veritiero il panorama dell’Italia di oggi.

 

In collaborazione con www.amicimarcobiagi.com

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