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IL CASO/ Dal Belgio la "prova" che la riforma Fornero non funziona

Elsa Fornero (Infophoto) Elsa Fornero (Infophoto)

Sul piano formale ancora manca un 50% di decreti e misure per renderla operativa e molti di essi saranno a regime nei prossimi anni, anche attraverso la contrattazione collettiva che ancora non c’è… penso all’apprendistato di primo livello, di terzo livello, aspetti molto importanti della Riforma. Dal punto di vista sostanziale, mi pare che sia opinione, oggettiva e realistica, diffusa che questa riforma non piaccia.

 

A chi non piace e perché?

Non piace a Confindustria, alla Cgil, alla grande e piccola impresa, al sindacato riformista, agli avvocati, ai consulenti del lavoro che hanno denunciato l’irrigidimento del mercato. Non piace a nessuno e non sta producendo effetti. Anzi. Un po’ per la crisi, un po’ per colpa della riforma, noi non riusciamo a colmare quelle disponibilità delle aziende a contrattualizzare regolarmente le persone, in particolare giovani e donne.

 

In molti hanno criticato queste riforma, qual è il suo parere?

 Non è una questione di opinione soggettiva da parte di un osservatore esterno, è proprio un dato oggettivo: questa è una riforma che ha una visione dirigista e calata dall’alto e sono quelle visioni che poi non funzionano perché non tengono conto della realtà, di chi dovrà applicare le regole, del parere delle imprese, dei consulenti, degli avvocati, della logica sussidiaria delle relazioni industriali, imprenditoriali e aziendali. È una riforma che risponde a un modello astratto che non sta producendo alcun effetto, se non negativo. È una riforma a metà del guado.

 

In che senso?

 Liberalizza sui licenziamenti, irrigidisce le tipologie di lavoro flessibile e, soprattutto, nega la grandissima realtà del mercato del lavoro italiano che è il lavoro autonomo genuino delle partite Iva. Per contrastare gli abusi che ci sono si è fatta di tutta l’erba un fascio andando a distruggere tutto, anche gli aspetti positivi.

 

“Se questi dati saranno confermati potrò dirmi moderatamente soddisfatta - ha detto Elsa Fornero-, poiché sarà raggiunto l'obiettivo di contrastare l'uso disinvolto di un certo tipo di flessibilità e incoraggiare quella buona”. Come commenta queste parole?

 È un’affermazione molto azzardata, perché quando sono calati del 30% i contratti a progetto e il lavoro a chiamata e c’è un punto percentuale in più per i brevissimi contratti a termine, ma ci si dimentica che abbiamo perso 100mila posti di lavoro e ci sono persone disoccupate e in cassa integrazione non c'è nessun motivo per ritenersi soddisfatti, a meno che il ministro non sia soddisfatta di una disfatta. Ma nessuno può esserlo di questo peggioramento drastico del mercato del lavoro in un anno di governo Monti e in 6 mesi di applicazione della Riforma Fornero.

 

Guardando al futuro molti pensano che la vera emergenza in Italia sia quella riguardante la creazione di posti di lavoro. In questo senso, quali strategie dovrebbe attuare il prossimo Governo?

Occorre lavorare sul contesto macroeconomico che non è solo nazionale, ma sovranazionale. In attesa di un miglioramento delle condizioni del mercato a livello globale si potrebbe fare moltissimo con riferimento all’agibilità dell’azione di impresa: penso ai ritardati pagamenti della Pubblica amministrazione che mettono in ginocchio le imprese, all’accesso al credito che è vitale per tenerle in vita, a una minore burocrazia, a più flessibilità, alla riduzione del costo del lavoro e certamente a un più moderno quadro di regole sul lavoro con relazioni industriali più cooperative e partecipative. Senza questo contesto le imprese muoiono e scompaiono i posti di lavoro. Il discorso è molto semplice: non esistono soluzioni miracolose, ma solo buon senso.

 

Qualcosa il Governo potrà fare… Sui contratti per esempio?