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FESTA DEL PAPA’/ San Giuseppe, il lavoro e i giovani precari

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Parliamo del sistema di welfare ma questo è fatto di persone… si tratta in realtà di un enorme problema culturale, che prima o poi bisognerà avere il coraggio di affrontare. Ai giovani esclusi dal mercato si preferisce ancora raccontare la favola del padrone contro l’operaio quando è evidente, in tempi drammatici come questi, che gli interessi degli uni e degli altri sono più che mai convergenti.

La flessibilità è esigenza reale delle aziende ed è abilità/capacità premiata dal mercato. Non si tratta soltanto di un aspetto della contrattualistica: la flessibilità è soprattutto disponibilità ad aggiornare e adattare il proprio sapere e saper fare alle richieste del mercato; la flessibilità è atteggiamento del lavoratore che si sente responsabilizzato in relazione al suo ruolo di protagonista nella realtà e nella sua vita lavorativa.

Per questo è utile non confondere flessibilità e precariato, cosa su cui bene o male i padri e i media in Italia vanno a braccetto; per non parlare di una parte della politica e del sindacato. Ciò contribuisce inevitabilmente al disorientamento sempre più profondo del giovane. Ecco perché chi esce dal mercato ha difficoltà a ricollocarsi: è chiaramente difficile trovare lo stesso lavoro che si è lasciato o perso, anche perché la stessa mansione all’interno di aziende similari può variare. In realtà chi ha davvero intenzione di ricollocarsi lavora su di sé e sulle sue competenze; spesso proprio con l’aiuto di un esperto è possibile scoprirne di nuove.

Il nuovo welfare di cui tutti parlano deve essenzialmente rispondere al nuovo lavoro, al lavoro flessibile. Un welfare migliore e una nuova cultura non saranno comunque sufficienti. Pur condividendo l’idea di fondo di una società anziana ed egoista, lo stesso Padoa Schioppa, che coniò il temine “bamboccioni” disse: “Se volete il mio posto venitevelo a prendere, io non ve lo cedo”. Ecco ciò che comunque ciascuno di noi è chiamato a fare: nessuno cederà mai nulla a chi per primo non crede in se stesso.

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