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Lavoro

DISOCCUPAZIONE RECORD/ Loy (Uil): è solo l’inizio, presto arriveremo oltre il 13%

Tasso di disoccupazione mai così alto, livello record di precari e disoccupazione giovanile in costante aumento. Commentiamo i dati diffusi dall'Istat con GUGLIELMO LOY 

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Tasso di disoccupazione mai così alto, livello record di precari e disoccupazione giovanile in costante aumento. Secondo la drammatica fotografia scattata ieri dall’Istat, il 38,7% dei giovani è senza un lavoro, il livello più alto mai registrato dall’inizio delle serie storiche sia mensili che trimestrali, quindi dal quarto trimestre del 1992. E’ proprio questo dato, comunica Eurostat, a rendere l’Italia il Paese peggiore d’Europa insieme alla Spagna, dove la disoccupazione giovanile è al 55,5%. Mai così allarmante anche il numero dei cosiddetti “precari”: nel 2012 sono 2.375.000 i contratti a termine e 433.000 i collaboratori. Nel mese di gennaio, inoltre, il numero complessivo di disoccupati arriva quasi a quota  3 milioni di unità, toccando sia la componente maschile che quella femminile. L’Istat precisa che i disoccupati risultano essere in aumento rispetto al mese di dicembre del 3,8% (110 mila unità) a 2.999.000. Su base annua viene rilevata invece una crescita del 22,7% (+554 mila unità). “Sono dati agghiaccianti e tra questi quello che continua a preoccuparmi di più è quello sulla disoccupazione giovanile”, ha detto il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. “Questa è una situazione assolutamente drammatica - ha aggiunto - di fronte alla quale dobbiamo reagire”. Abbiamo commentato i numeri Istat con Guglielmo Loy, segretario Confederale Uil.

Questi dati erano in qualche modo previsti?

Purtroppo erano drammaticamente previsti. Ormai esiste un collegamento immediato tra l’assenza di crescita, o addirittura una decrescita, e l’impatto sulla quantità e la qualità del lavoro. Se mettiamo insieme i dati economici del Paese, quelli sugli ammortizzatori sociali e sull'occupazione scopriamo che questo collegamento è ormai assolutamente automatico.

In che modo?

Un negozio non vende e, per questo motivo, l’azienda fornitrice non produce. E' quindi evidente che, dal commesso all’operaio, esiste un elevato rischio che continuino a saltare posti di lavoro. Ci troviamo di fronte a un processo negativo senza precedenti su cui è assolutamente necessario intervenire. Bisogna innanzitutto proteggere le persone, alimentare dove possibile forme di occupazione e, soprattutto, sollecitare la ripresa del sistema economico, presumibilmente attraverso la graduale diminuzione della pressione fiscale.

Qual è, tra quelli diffusi dall’Istat, il dato che la preoccupa maggiormente?

Probabilmente quello riguardante la disoccupazione giovanile. Le aziende assumono molto meno e se nel 2008 avevamo registrato circa 12 milioni di avviamenti nelle varie forme, oggi la quota è scesa sotto i 10 milioni. Questi due milioni in meno rappresentano una cifra estremamente considerevole e ci ritroviamo inoltre con una riforma delle pensioni che, allungando l’età lavorativa, rende molto più lento il ricambio nelle aziende. La prima vittima di questo è l’occupazione, in particolare giovanile.

E anche in caso di assunzione, difficilmente un'azienda sceglie di optare per il tempo indeterminato...

Purtroppo è vero. Nella gran parte dei casi vengono privilegiati rapporti di lavoro a termine, proprio perché l’azienda non è in grado di programmare una stabilizzazione per la debolezza del ciclo economico.

Alla luce di questi dati, come possiamo giudicare la riforma del mercato del lavoro?


COMMENTI
02/03/2013 - da sapere (Diego Perna)

Ricordo a chi scrive che il numero di apprendisti, che sono anch' essi lavoratori, influisce sugli studi di settore, cosicché un artigiano che non ha dipendenti triplicherebbe invece il suo reddito con un solo dipendente apprendista. E di questi tempi, per rispettare i parametri bisognerebbe fare fatture false per aumentare i fatturato e rientrare negli studi, anche perché sono determinati non solo dall' energia o dai materiali acquistati e consumati, ma da una serie di voci in cui rientrano il possesso di un furgone o i mq del laboratorio ,, anche se non ci lavora piú lo stesso personale di 5 anni fa. Non c' é piú da scherzare e non capisco come tanti, anche intelligenti, non capiscano perché Grillo sia il primo partito in Italia e ne hanno un terrore cieco. Il cambiamento , capisco che dia fastidio quando non faccia spavento, ma di privilegi garantiti in Italia ce ne sono troppi e la gente li sente pesare sempre di piú sulle proprie spalle sentendosi schiacciato ed impossibilitato a muoversi. Sono comunque sempre stato convinto sostenitore di coloro che vedono il positivo nella realtá, anche dopo i risultati delle elezioni continuiamo a vivere nella realtá non esimiamoci dal cercare sempre il positivo in tutto per non tradire noi stessi.Buona giornata e buona fortuna