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Lavoro

IL CASO/ Angeletti (Uil): se lo Stato non paga le imprese il Paese rischia di "esplodere"

Luigi Angeletti (Infophoto)Luigi Angeletti (Infophoto)

Io credo una cosa molto semplice: la riduzione delle tasse. Tutte le altre iniziative necessarie richiedono un certo periodo di tempo per avere effetti, tempo che probabilmente questo governo non avrà. Quindi non ci sono che due cose da fare: per prima cosa bisogna ridurre le tasse sul lavoro, perché questo produce effetti benefici sia sulla domanda interna che per quanto riguarda il livello di competitività delle imprese; secondariamente, appunto, bisogna pagare i debiti.

 

Lei crede che il caso Bridgestone, trattandosi di un settore che fa parte dell’indotto dell’auto, sia condizionato dal caso Fiat? 

Sì, ma non in modo decisivo. Certo che essendo il mercato interno in discesa, ciò ha delle ripercussioni: se si comprano meno auto, è chiaro che l’indotto dell’industria automobilistica soffra… la Bridgestone però non lavora solo per la quota di mercato della Fiat, che credo molto modesta. Non ci hanno chiesto la cassa integrazione perché la domanda è diminuita, hanno detto che se ne vogliono andare. Se ne vogliono andare da uno stabilimento che finora ha funzionato, e bene. Nessuno ha potuto dimostrare il contrario. La Bridgestone se ne vuole andare perché ci sono altri posti dove è più conveniente investire. Come dicevo prima, si tratta di dare risposte non a un’impresa, ma al sistema imprese, migliorando le condizioni per chi investe. Perché oggi queste condizioni sono ostative, al di là delle belle chiacchiere che si fanno in Italia.

 

(Giuseppe Sabella)

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