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Lavoro

Le leggi sono troppe. Dobbiamo puntare su ciò che funziona

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Un esempio su tutti è la somministrazione: la Riforma non la nomina e la lascia pressoché inalterata, quando invece sarebbe stato necessario - soprattutto in un momento come quello che stiamo attraversando - affrancarla da alcuni vincoli ed incentivarne l’uso. È quanto mai prezioso, oggi, avere il coraggio di togliere del tutto l’obbligo di indicare la causale d’utilizzo; elemento, questo, che introduce un’inutile criticità per le aziende, senza aggiungere alcuna tutela per i lavoratori. Occorre piuttosto, come si diceva - appunto - a proposito delle leggi sul lavoro, semplificare al massimo e rendere più fruibile tutto ciò che è in grado di concorrere alla liberazione di energie costruttive, garantendo più flessibilità al sistema produttivo e, contemporaneamente, sicurezza e impiegabilità maggiori alle persone. In questo modo le Agenzie per il lavoro potranno concorrere, di più e meglio, allo sviluppo economico e sociale del Paese, sia nell’inserire più agevolmente i giovani nel mondo del lavoro, sia nel ricollocare le persone che un lavoro lo hanno, invece, perso.

Non si tratta dunque, a nostro avviso, di dover giungere a gestire un mercato del lavoro complesso come il nostro con un unico strumento monolitico, tagliando pericolosamente “fette di realtà”, come se non esistessero; non dobbiamo, infatti, esporci all’errore di togliere complessità laddove le dinamiche di utilizzo delle forze-lavoro risultano fortemente articolate: occorre, piuttosto, eliminare le complicazioni inutili e puntare solo su quegli strumenti che si rivelano, alla prova dei fatti, davvero necessari, così da poterne sfruttare appieno le potenzialità, grazie ad indicazioni chiaramente e semplicemente regolamentate.

Questo il compito che, davvero, ci auguriamo vogliano e siano in grado di darsi coloro che si occuperanno del lavoro nell’imminente avvio di legislatura.

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