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Lavoro

STATUTO DEI LAVORI/ Tiraboschi: un piano per 4 milioni di occupati in più

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La priorità di oggi è quella dell’inclusione, in un Paese dove solo 22 dei 60 milioni di abitanti hanno un lavoro regolare. Aumentare, come è possibile, la popolazione lavorativa di circa 4 milioni di unità significa non solo contrastare il sommerso, ma anche aumentare la produttività del sistema Paese e la quantità di risorse pubbliche disponibili con grande vantaggio per tutti. È da qui che deve partire il processo riformatore, da una nuova alleanza tra lavoratori e imprese nella prospettiva del bene comune e della collaborazione per cambiare, in meglio e in modo pragmatico, la nostra società che vede nel mercato del lavoro ancora troppe sofferenze, ingiustizie e discriminazioni.

 

Il Pdl in campagna elettorale ha parlato di rilancio dell’occupazione. Ciò potrebbe avvenire attraverso le facilitazioni del nuovo testo?

 

Un moderno “Statuto dei lavori” si occupa della garanzia dei diritti fondamentali della persona che lavora, qualunque sia la tipologia contrattuale e persino a prescindere dalla vecchia distinzione tra lavoro autonomo e lavoro subordinato. A tutti va garantito il diritto alla tutela della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro, il diritto a un compenso equo, commisurato alla quantità, ma anche alla qualità del lavoro, tale in ogni caso da garantire davvero il diritto costituzionale a una retribuzione sufficiente per mantenere se stessi e la propria famiglia. E, poi, via via, vanno altri diritti “promozionali” che garantiscano cioè al lavoratore piena occupabilità e continuità di reddito nelle sempre più frequenti transizioni occupazionali che caratterizzano i nuovi mercati del lavoro e che richiedono un continuo aggiornamento professionale come vera garanzia di stabilità del lavoro.

 

Quali scelte dovrebbe prioritariamente fare il nuovo esecutivo per rispondere alla situazione attuale?

 

La vera emergenza è quella educativa e formativa, occorre ripensare il modo di insegnare ai nostri studenti e accompagnarli nella transizione dalla scuola al lavoro con contratti a reale contenuto formativo.

 

Cosa pensa del “Piano del Lavoro” della Cgil?

 

Nel piano della Cgil vedo sincera tensione ideale e progettuale verso un ritorno alla centralità del lavoro nel dibattito pubblico con il problema, però, che molte delle idee proposte paiono irrealizzabili per mancanza di risorse pubbliche. Vedo insomma la Cgil ancora ancorata a una visione pubblicistica del mercato del lavoro e diffidente verso le logiche bilaterali e sussidiarie.

 

E dell’Agenda Squinzi?