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RIFORMA FORNERO/ Treu: Bersani al governo la cambierà con due "tocchi"

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Dai primi dati del monitoraggio sugli effetti della riforma Fornero, è emerso un calo dei contratti a progetto e un aumento di quelli a tempo determinato. Questi ultimi andrebbero favoriti ulteriormente. In tal senso, è possibile agire sulla flessibilità “buona”, alleggerendo ulteriormente i costi, o togliendo le causali che, sin qui, hanno prodotto solo problemi. Si potrebbe, per esempio, togliere la causale per due anni e, successivamente, incentivare la trasformazione in tempo indeterminato.

 

Non crede che sarebbe necessario agire anche sulla flessibilità in uscita?

In tal caso, è prudente non cambiare nulla. Le cause di lavoro sui licenziamenti sono poche e, in larga parte, vengono conciliate. Riaprire il tormentone dell’articolo 18 non farebbe altro che gettare benzina sul fuoco e provocare tensioni sociali. Piuttosto, sarebbe necessario agire, come è stato fatto nei paesi europei più avanzati, sulla flessibilità funzionale.

 

Ci spieghi.

Quello che serve alle imprese, non è poter licenziare facilmente, ma che i lavoratori siano flessibili dal punto di vista degli orari di lavoro e dello svolgimento delle mansioni. Tuttavia, per modificare il quadro in tal senso, non sono necessari grandi interventi normativi. Sono sufficienti gli accordi tra le parti o con piccoli ritocchi alla legge.

 

I sindacati come reagiranno a misure di questo tipo?

Tutto dipende da come si agirà. Anche in Italia, buoni esempi di aziende che hanno favorito turnazioni flessibili senza creare disagi particolari ai dipendenti e senza irritare i sindacati ci sono.

 

(Paolo Nessi)

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