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SONDAGGIO/ Le tre crisi che aggravano la psicosi da perdita del posto di lavoro

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Questa è la crisi più acuta dal punto di vista occupazionale degli ultimi 70 anni, un’altra situazione di grande difficoltà economica c’è stata alla fine della Seconda guerra mondiale, come conseguenza dell’evento bellico. Oggi è diverso, non si vedono non solo a livello italiano, ma anche in ambito internazionale, terapie efficaci. Anche altri paesi hanno problemi occupazionali significativi, ma in Italia si sommano varie crisi: quella occupazionale, quella economica e quella della produttività e quindi questo comporta un peggioramento dei dati e delle aspettative.

 

Quali differenze ci sono rispetto ad altri paesi?

Su questo fronte, se in America le gerarchie producono qualche risultato anche se non risolutivo, in Europa, dove dominano le politiche di rigore, del pareggio di bilancio, è normale che i cittadini siano spaventati, non percependo un’alternativa politica vera e concreta sul piano della creazione di impiego.

 

Secondo lei, il modo di vivere la crisi da parte degli italiani è cambiato?

Credo che siamo in una fase di cambiamento dei comportamenti collettivi e anche delle visioni comuni, perché una crisi come quella attuale che dura così a lungo determina senz’altro, oltre che una diminuzione dei redditi e delle opportunità, anche un riposizionamento dei valori e delle priorità e il modo di leggere le situazioni.

 

Quali sono gli indizi per leggere questa situazione?

C’è una diminuzione dei consumi e una minore propensione alla crescita. Stiamo percorrendo una strada che richiederebbe maggior approfondimento da parte di noi sociologi. Siamo di fronte a una ridefinizione delle stesse categorie, di problemi di adattamento da parte dei cittadini. Siamo davanti a stili di vita che cambiano, a diversi approcci alla crisi.

 

La ricetta per ridare fiducia agli italiani?

Ce ne sono diverse in giro, anche in altri paesi europei. Si tratta di introdurre piani, anche straordinari, per l’occupazione giovanile, coinvolgendo anche gli attori pubblici e privati a livello locale. Si tratta di incentivare l’occupazione a tempo indeterminato oltre ad agevolazioni fiscali, così come avvenuto in passato con il credito d’imposta, perché gli strumenti economici per gestire il quadro dentro politiche europee ci sono, ma ci vuole una classe dirigente politica molto capace per rispondere alle aspettative della collettività. Invece, ci troviamo di fronte a molti interrogativi. In questo momento è difficile essere fiduciosi.

 

(Elena Pescucci)

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