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STIPENDI/ Ci vuole un “taglio” per far crescere le buste paga in Italia

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Bersani si può mettere d’accordo con il Movimento 5 Stelle sui tagli dei costi alla politica, ma non è così semplice fare una riforma sulla competitività delle imprese, dove le posizioni sono molto diverse.

Quali sono, secondo lei, le misure da adottare per uno sviluppo dell’Italia?

Abbiamo uno dei carichi fiscali più cari d’Europa e una forte evasione, quindi sarebbe opportuno poter recuperare risorse da quel latom ma non è una specie di cilindro magico dal quale escono miliardi a piacere: si tratta di un processo graduale. Non ci possiamo attendere una pioggia di miliardi nei prossimi mesi o anni, si di recuperare risorse attraverso la lotta all’evasione.

Quindi come bisogna affrontare la situazione?

Non possiamo pensare di ridurre gli oneri a carico delle imprese senza coprire il costo di questa operazione. Queste risorse non si possono recuperare dal bilancio dello Stato perché abbiamo dei vincoli europei che ci impongono un pareggio di bilancio strutturale e non possiamo metterle a debito. L’unica strada è la razionalizzazione della spesa pubblica, cosa che è più facile a dirsi che a farsi. Tutti lo dicono ma nessuno riesce a farlo.

Perché è complicato razionalizzare la spesa pubblica?

Il primo motivo anche banale è perché in Italia non sappiamo come spendiamo i soldi. Lo Stato fondamentalmente non ha un controllo puntuale su tutti i canali che finanziano la spesa pubblica per le diverse attività che lo Stato stesso svolge. Per esempio, se sull’istruzione ci sono diversi finanziamenti da parte di Comuni, Province, Regioni, finchè non sappiamo chi fa e che cosa non possiamo sapere dove tagliare. È un processo lungo e complicato che ci accompagnerà nei prossimi anni e sul quale le resistenze sono formidabili: l’esempio del taglio delle province è la riprova, dato che i partiti in Parlamento hanno fermato il provvedimento.

Insomma, dobbiamo avere pazienza…

Non ci possiamo aspettare che tutto vada in porto domani. Mi spiego meglio: l’aspetto politico è cruciale perché per fare quest’operazione non si può vivere alla giornata. Occorre un governo, che sia di destra o sinistra, che abbia un orizzonte temporale di almeno 5 anni e che abbia la maggioranza per poter fare le proprie riforme. Così è una situazione difficile da gestire, ogni giorno c’è il rischio che il Governo vada sotto per un emendamento o per l’altro.

Quali scenari prospetta?