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Lavoro

BRIDGESTONE BARI/ Da uno "zero" l’Italia può riconquistare le multinazionali

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Sono le stratificazioni di decenni e decenni in cui ci siamo illusi di essere ricchi e di non essere davvero in concorrenza con altri paesi, ma di poterci permettere ogni sorta di lussi e di complicazioni. Ora ci siamo resi conto del fatto che questa stagione è un’illusione. Bisognerebbe quindi ripartire da zero, altrimenti ogni volta facciamo una legge sul lavoro che aggiunge regole e complica ulteriormente le cose.

 

Che cosa bisogna fare invece?

Chiediamoci piuttosto che cosa vogliamo tutelare, perché e quanto, e quali livelli di tutela possiamo permetterci. Occorre riesaminare il sistema autorizzativo in una prospettiva di totale freschezza. L’alternativa è quella di continuare a perdere aziende, con i nostri giovani che non trovano lavoro e la situazione sociale che si avvita.

 

Per l’ex ministro Maurizio Sacconi, la riforma Fornero ha aumentato la rigidità del lavoro favorendo la disoccupazione. Cosa ne pensa?

Neppure i governi Berlusconi hanno fatto alcunché per aumentare l’occupazione. E’ quindi anche questa un’occasione per partire da zero, altrimenti ognuno prende spunto dalla riforma o dalla legge precedente e aggiunge dei pezzi. In questo modo si finisce per scoraggiare ulteriormente le aziende.

 

Che cosa significa partire da zero?

Bisogna partire dai giovani, perché il dramma italiano è che i giovani non trovano lavoro o quando lo trovano spesso non sono lavori che danno prospettive, che formano e che potranno esistere ancora tra 20 anni. Ogni processo di riforma del mercato italiano deve partire dalla domanda: “Che cosa possiamo fare per dare lavoro ai giovani”. Se noi rispondiamo in modo soddisfacente a questa domanda, troveremo anche delle soluzioni magari più complicate per tutelare i lavoratori più anziani. Ora però veniamo da decenni in cui la prospettiva è stata quella opposta: ci siamo chiesti come tutelare il lavoro di chi ce l’aveva già, e solo in seconda battuta ci siamo occupati dei giovani. Nelle regioni meridionali i giovani hanno dei tassi di disoccupazione del 30% o più e le imprese chiudono.

 

(Pietro Vernizzi)

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