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Bisogna ancorare salari e lavoro alla produzione di valore

L'economia del paese stenta a riprendersi. STEFANO COLLI-LANZI suggerisce gli elementi per la crescita: alleggerire la pressione fiscale e incentivare le assunzioni nel breve periodo

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Più passa il tempo, più il nostro Paese assomiglia a un transatlantico che, avendo perso la rotta dello sviluppo e imbarcato molta acqua attraverso un’improduttività ormai eretta a sistema e, un po’, a mentalità comune, si trova ora arenato nelle secche di un’economia europea che stenta a riprendersi. La situazione di equipaggio e passeggeri, poi, è sempre più instabile: ci si agita, comprensibilmente, molto, ma senza una direzione utile e condivisa. L’esito non può che essere quello di impoverire ulteriormente la vita reale di ciascuno, come testimonia la notizia per cui l’Italia è il “Paese dei salari bloccati”, ben al di sotto della media dell’Eurozona, con retribuzioni orarie lorde che sono inferiori del 14,6% a quelle tedesche.

La crisi che stiamo attraversando non si risolverà tanto facilmente: questa volta il problema va affrontato per ciò che è; in caso contrario, l’uso di inutili palliativi non potrà che protrarla ancora molto a lungo. Ad aggravarla, inoltre, vi è una connessione, tanto inscindibile quanto pericolosa, con un grave depauperamento del capitale umano. Immersi in una cultura che ci ha abituati a concepire il lavoro come un diritto, a prescindere da ogni responsabilità in termini di costruzione di valore, ci siamo infatti ridotti non solo a non investire - come sarebbe stato certamente opportuno -, ma addirittura a disinvestire sulle competenze professionali delle persone.

Equipaggio e passeggeri si sono trovati così, in questi anni, nella peggiore delle condizioni possibili: non solo senza una guida capace di tracciare una chiara rotta per lo sviluppo, ma anche con pochi strumenti, personali e professionali, in grado di far fronte all’attuale situazione e contribuire alla ripartenza; una ripartenza che non può certo giungere sull’onda di semplicistici - e non più realistici - aiuti statali o comunitari, né come esito dell’effetto dopante di teorie basate sulla crescita legata ai consumi realizzati a debito. 

Come agire, allora, per provare a ripartire ed essere nelle condizioni di intercettare un’eventuale, auspicabile, ripresa? Come concorrere a tracciare una nuova rotta, sostenibile ed equa per tutti?Anzitutto occorre ricostruire un nesso chiaro, a ogni livello, tra lavoro e valore prodotto; puntare, cioè, su una reale produzione di valore, misurata dalla capacità di risolvere i bisogni esistenti. Senza questa capacità di aumentare il valore generato dal lavoro di ciascuno - dai governanti agli operai, dagli imprenditori agli insegnanti -, non sarà possibile perseguire un’autentica produttività, non si potranno certo ridurre il costo del lavoro, né aumentare il salario delle persone, né, tantomeno, potremo crescere in termini economici come Paese.