BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ 2. Le differenze che lasciano l'Italia senza lavoro

L'Italia è la patria del mismatch, afferma STEFANO BRUNI: l’offerta di lavoro non è in linea con le esigenze del mercato e la domanda inevasa a causa delle qualifiche professionali richieste

Fotolia Fotolia

Questo è quanto sta accadendo in Italia: 197.000 laureati under 35 non hanno un lavoro e 28.000 cittadini tra i 20 e i 40 anni hanno lasciato il Paese nel 2011. I motivi che hanno generato questa patologia sono diversi. Anzitutto i bassi tassi di crescita, dovuti soprattutto a tutte quelle “riforme mancate” che da troppi anni e troppe parti continuano a essere promesse e mai realizzate; la mancata corrispondenza tra il titolo di studio conseguito e la professione esercitata (o sperata); il circolo vizioso tra le richieste del sistema produttivo, cioè la domanda di lavoro, che non trova risposte adeguate in termini di offerta di lavoro e viceversa. Il mercato del lavoro italiano, dunque, soffre di un eccesso di offerta rispetto alla capacità di assorbimento della domanda, da un lato, e di un eccesso di domanda di lavoro potenziale rispetto ai livelli di offerta, dall’altro.

Commentando le potenzialità del sistema delle piccole imprese, fulcro e volano dell’economia italiana, il Cnel dice che “non riesce a creare un sufficiente numero di posti di lavoro qualificati, per cui, da un lato ci si trova a importare manodopera non qualificata dall’estero mentre, dall’altro, si assiste da tempo a un brain drain”. L’Italia sembra essere divenuta la patria del mismatch, il mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro, sia esso di tipo “territoriale”, causato da diversi ritmi di crescita e sviluppo delle aree di uno stesso Paese, sia “settoriale”, cioè determinato da differenze di remunerazione, produttività e tecnologia nei diversi settori che compongono l’apparato produttivo, sia anche “di qualifica”, generato da un’offerta di lavoro non in linea con le esigenze del mercato e da una domanda inevasa a causa delle qualifiche professionali richieste.

Dunque, diventa indifferibile una politica formativa mirata: forse la sola medicina per evitare la cronicizzazione della malattia. Formazione e studio sono opportunità di crescita, cioè una speranza più che concreta per rispondere alla domanda di lavoro e di sviluppo. La formazione professionale infatti sta assumendo sempre più un’importanza strategica nel mondo produttivo.


COMMENTI
01/04/2013 - ma almeno leggere il Curriculum..... (luca barbieri)

si indubbiamente ci sono tanti motivi "strutturali" per cui la offerta e la domanda di lavoro non si incontrano..... ma quando spesso (e non solo a me) capita che un recruiter ti contatti per offrirti una mansione che palesemente non rientra nelle (pur numerose) competenze, o preveda un profilo professionale/economico molto distante dall'attuale non si può fare a meno di domandarsi se ormai questo benedetto "incontro" non sia affidato completamente al "caso" come per le questioni sentimentali. p.s. ...e si: il Curriculum vitae era scritto nel modo "giusto", ma se uno non lo legge...