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Lavoro

SCENARIO/ Sacconi: facciamo il governissimo per non "svendere" l’Italia

Maurizio Sacconi (Infophoto)Maurizio Sacconi (Infophoto)

La scelta vera di Marco Biagi era la ricerca di una maggiore effettività delle tutele attraverso la contrattazione: meno legge, più contratto. E lo Statuto dei Lavori è meno legge per dare più spazio al contratto: più sussidiarietà in favore degli attori sociali. Considero sciocco il dibattito che c’è stato sul contratto unico, che era un modo a sinistra per riproporre il contratto a tempo indeterminato con meno articolo 18, quindi un modo farisaico di affrontare il problema dell’articolo 18. Ma il tema vero è tanti contratti alla fine quanti sono i lavoratori: su un pavimento di norme inderogabili e universali, dobbiamo favorire quanto più l’adattabilità reciproca (ovvero la capacità di adattarsi) fra datore di lavoro e lavoratore, affinché le tutele siano effettive e il lavoro sia produttivo.

 

Il 16 di aprile Cgil, Cisl e Uil hanno indetto una manifestazione unitaria per sollecitare il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga perché secondo loro mancherebbe all’appello per il 2013 circa 1 miliardo di euro. Si è trattato di stime sbagliate e di fondi insufficienti, o il Governo Monti ha preferito non impegnare risorse sapendo che sarebbe poi toccato a qualcun altro trovarle?

 Nella seconda metà del 2012 è parso al Governo di cogliere un uso meno controllato della cassa integrazione in deroga: si sono registrati alcuni andamenti che sono stati ritenuti fuori controllo. Ciò ha riguardato in particolare una regione del sud e una grande regione del nord, anche se in questo secondo caso l’andamento è sembrato obiettivamente giustificato da ciò che è accaduto nell’economia reale. Mentre invece nel caso della regione del sud è parso venire meno quell’uso parsimonioso che fino a quel momento si era registrato.

 

E quindi?

Ciò ha portato il Governo a una scelta certamente opinabile, quella di fermare il finanziamento con un riverbero negativo purtroppo su molti lavoratori, che hanno atteso mesi per avere ciò che gli accordi avevano loro promesso, e con un ricalcolo delle esigenze che a questo punto deve essere compiuto.

 

In che modo?

Certamente non rivedendo ogni domanda, ma rinegoziando con le regioni i parametri in base ai quali erogare la cassa in deroga. Occorrono cioè parametri che non consentano l’uso della cassa in deroga quando si è irreversibilmente consumata un’impresa o una parte di essa. Perché nel caso della cassa integrazione occorre sempre la prospettiva del rientro, una prospettiva che poi può anche non realizzarsi, ma che in partenza non deve essere a priori evidentemente negata.

 

È stato proprio il suo Ministero a sfruttare in modo nuovo ed efficace i fondi della cassa integrazione in deroga…

 A dire il vero lo strumento della cassa in deroga c’era già. La nostra scelta è stata quella di impiegarla massicciamente. La dimensione ha indotto poi la novità di un accordo Stato-Regioni, che attraverso queste ultime si è poi esteso alle Parti Sociali. Per quanto riguarda la modalità di finanziamento, si è pervenuti alle risorse straordinarie tanto attraverso il bilancio dello Stato quanto attraverso l’utilizzo del Fondo Sociale Europeo, in coerenza con le sue caratteristiche.

 

In che senso?