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DISOCCUPAZIONE/ Imu e crediti delle imprese possono combatterla

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Da loro ci sono accordi sindacali che prevedono di condividere l’onere della crisi: si riducono le ore lavorate per ogni lavoratore e quindi si fa work sharing, detto in altre parole: quindi, si condivide il lavoro che rimane. In Germania hanno tutti lavorato un po’ meno e sono riusciti a difendere i posti di lavoro esistenti, salvo poi crearne di nuovi quando l’economia è ripartita.

 

Cosa che noi non abbiamo fatto...

 

Noi abbiamo usato la cassa integrazione che ci evita l’aumento della disoccupazione perché le persone rimangono occupate anche se non lavorano, però quando poi finisce la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria, straordinaria o in deroga a quel punto parte la mobilità. È un modo molto squilibrato di gestire una crisi sul mercato del lavoro (ci sono alcuni che pagano la crisi, mentre altri, quelli che hanno la fortuna di mantenere il loro posto di lavoro, no).

 

Come possiamo avvicinarci alla Germania?

 

Bisogna tornare a far crescere il Pil più rapidamente. La parte di Pil che ci manca al momento sono i consumi. Il problema è che non possiamo alimentare i consumi con riduzioni di imposte. Bisogna aumentare il reddito disponibile per le persone per farle consumare. Il modo più rapido è quello di tagliare le tasse, ma è un po’ difficile per l’Italia perché abbiamo accumulato troppo debito pubblico in passato.

 

L’alternativa quale può essere?

 

Quello che si può fare è un po’ quello che timidamente, un po’ troppo timidamente, ha provato a fare il Governo Monti: accelerare i pagamenti arretrati della Pubblica amministrazione per ridare fiato alle imprese che così riescono a rimborsare le banche che a loro volta migliorando i loro bilanci e hanno così più soldi da prestare alle famiglie che decidono di farsi un mutuo o comprarsi una macchina. Un'altra misura riguarda l’alleggerimento dell’Imu, che credo sia troppo alta (come è emerso anche in campagna elettorale). È vero che grazie alle entrate dell’Imu sostanzialmente è stato possibile aggiustare un po’ i conti pubblici, però il costo che l’economia reale ha pagato è stato molto alto.

 

Analizzando la situazione italiana, come si spiega il continuo aumento del tasso di disoccupazione?